Il 14 marzo c'è stato l'esordio di Gigi D'Alessio alla conduzione di Made in Sud. Il pubblico di Rai2 non gli ha riservato una grande accoglienza, inevitabile il confronto con i suoi predecessori, Gigi e Ross, che i telespettatori della trasmissione hanno rimpianto molto, ma è facile credere  che ci si abituerà presto alla nuova formazione del programma. Uno dei momenti più significativi della serata è stato il monologo di D'Alessio dedicato a Napoli.

Parole molto segnate dalle veraci origini partenopee del cantante e dalla tradizione napoletana, che si incrociano a tratti con argomenti molto attuali come la rivalità con il nord (e magari anche la recente visita di Salvini a Napoli di qualche giorno fa), oltre che i cori da stadio contenenti insulti contro i napoletani. Presente tra il pubblico anche il calciatore del Napoli Lorenzo Insigne, una delle bandiere calcistiche del Napoli di Maurizio Sarri, che ha ascoltato e certamente condiviso l'elogio a Diego Armando Maradona di D'Alessio. Ecco il monologo (potete vederlo qui al minuto 51)

Io song' ‘e napule, sono napoletano, qualcuno ha detto che essere napoletano è una fortuna. E' vero. Ho la fortuna di essere napoletano perché sono bilingue dalla nascita e quando canto in tutto il mondo mi capiscono: ‘O surdato ‘nnammurat', ‘O sole mio. "O", senti questo articolo, è greco e quando a Napoli si parlava il greco in tutte le altre città si parlava latino. Io ho la fortuna di essere napoletano perché sono nato nella stessa città di Eduardo, di Totò, di Caruso, di Pino Daniele, di Troisi e poi di Marotta, di Bovio. Pure Bud Spencer era napoletano.

E devo dire che come menava lui non mena nessuno. Io ho la fortuna di essere napoletano perché conosco la partebuona di Napoli, quella che fatica ogni giorno che si distingue da quella cattiva. Perché è più difficile essere buono a Napoli che in Svizzera. Tutti so' capaci di essere buoni in Svizzera, pure gli svizzeri. Io ho la fortuna di essere napoletano, il luogo dove hanno inventato il caffè sospeso, cioè il caffè pagato per chi non se lo può permettere, perché nessuno, mai nessuno, deve sentirsi così povero da non poter bere un caffè

Io ho la fortuna di essere napoletano perché se in tutto il mondo i bambini hanno sognato con Batman, Superman, supereroi di fantasia, quando sono stato bambino io ho sognato con un supereroe argentino che non aveva né mantello né spada, ma una maglia azzurra col numero dieci e la fantasia ce l'aveva nella testa e nei piedi.

Io ho la fortuna di essere napoletano perché nessun'altra città del mondo è nata dal corpo di una sirena, Partenope, morta di dolore perché si era innamorata di Ulisse, dando vita a una città che infatti sa bene cosa sia il dolore e cosa la passione.

Io ho la fortuna di essere napoletano perché qui sono nati capolavori come il San Carlo, il Cristo Velato. Poi Dio ci ha regalato Ischia, Capri, Procida e Sorrento. Ma noi abbiamo inventato ‘a pizz' e o sacicc' cu' é friariell' e sono sicuro che pure tu qualche volta l'hai mangiato.

Io ho la fortuna di essere napoletano perché questa città mi ha donato l'ironia, vero antibiotico dell'esistenza. Quell'ironia con la quale, giorno dopo il primo scudetto, i napoletani scrissero davanti al cimitero un messaggio per i morti: "Che vesit' pers'".

Io ho la fortuna di essere napoletano perché Napoli è una città che tutti i giorni si bacia col mare e sa bene, perché abbiamo sempre dimostrato accoglienza e tolleranza. E a chi ci denigra facendo il tifo per il Vesuvio, dicendoci che non siamo altro che pizza, spaghetti e mandolino, io chiedo: ma quando lo dite, veramente ci credete?

Io sono nato napoletano, non l'ho scelto, ma si turnass' a nascere, vuless' nascere napulitan'.