L'inizio della crisi, la pubblicità sfrenata, la dance commerciale, Non è la Rai, Aleandro Baldi e Francesca Alotta, l'Aids, Domenica In. Bastano dieci minuti a "1992", la nuova serie prodotta da Sky, per far capire quanto di buono sia stato fatto nella fase di ricerca al fine di raccontare fedelmente l'epopea di Tangentopoli. Le vicende professionali di Leonardo Notte (Stefano Accorsi), un brillante pubblicitario con una carriera in ascesa a Publitalia '80, si intrecciano con gli eventi di Mani Pulite e le indagini del team di Antonio Di Pietro (Antonio Gerardi) e in cui spiccano Luca Pastore (Domenico Diele) e Rocco Venturi (Alessandro Roja). E ancora le storie di Pietro Bosco (Guido Caprino), ex militare dai modi rozzi che entra in Parlamento con la Lega Nord e Veronica Castello (Miriam Leone), soubrette disposta a tutto pur di sfondare in televisione.

Dopo due episodi, oltre alla riproduzione fedele di un anno che ha cambiato la storia italiana, la serie si lascia già apprezzare per alcune sequenze che colpiscono ed esaltano. Viene voglia di rivedere ancora quella dove Marcello Dell'Utri apprende dai titoli di Studio Aperto, su un video wall di Publitalia '80, dell'assassinio di Salvo Lima con la sigla di Casa Vianello in sottofondo. Magistrale. Non si pensi che la sfida di "1992" è tutt'altro che scontata e vinta in partenza, perché per la produzione Sky non è per nulla facile continuare a tenere l'asticella alta dopo i successi del filone "mala", da "Romanzo Criminale" a "Faccia D'Angelo" fino al recente "Gomorra – La Serie".

Eppure il lavoro che ne deriva, genuino e preciso, ci riporta a galla fedelmente lo squallore vestito bene di quegli anni, i più bassi per la storia politica italiana, tra una sigla di Lorella Cuccarini e un comizio elettorale di Umberto Bossi. I soldi e il potere contro i sogni e le speranze, una mistura stesa strizzando l'occhio anche alle serie americane, soprattutto "Mad Men" per il filone di Leonardo Notte. "1992" rapisce subito lo spettatore, provocando una voglia matta di "binge watching", che solo un colosso come Netflix potrebbe placare. Merito di una sceneggiatura che ha saputo pescare bene anche nella bibliografia. Un esempio è "Novantadue – L'anno che cambio l'Italia" a cura di Marcello Ravveduto, che proprio come la produzione Sky racconta storie di Tangentopoli senza moralismi e bandiere, fuori da ogni luogo comune.