"Non sono un presenzialista", dice Roberto Burioni in un'intervista al Corsera, nella quale annuncia che per i prossimi mesi, almeno fino all'autunno, sarà in silenzio stampa, sia in Tv che sui giornali. Il virologo, protagonista assoluto del periodo della pandemia con il suo spazio fisso a Che Tempo Che Fa, ogni domenica sera, sottolinea di non essere nemmeno tra i dieci personaggi più presenti nel dibattito pubblico, secondo una graduatoria rilevata da Agcom.

Eppure la percezione è diversa e Burioni, apprezzato da tanti ma anche molto divisivo, è stato inesorabilmente identificato come il simbolo di questo periodo, non senza contestazioni e fake news sul suo conto, come il video strumentalizzato dello scorso gennaio in cui minimizza rispetto al virus: "l’ho detto in un momento in cui non c’era alcuna evidenza, come se ora lei mi chiedesse se in Italia circola la malaria. Dovrei rispondere che circola? Però, badi bene, nessuno va a prendere le frasi che ho rilasciato il 22 gennaio, quando ho detto testualmente: “'Le autorità europee hanno affermato che il rischio che il virus arrivi in Europa, e in particolare in Italia, è minimo. Io non sono per niente d’accordo con loro, ma spero vivamente di sbagliarmi'. Che dire? In Italia ti perdonano tutto, ma non la popolarità". 

Protagonista di una recente inchiesta de L'Espresso che riepiloga le sue onerose consulenze a grandi gruppi italiani nelle ultime settimane, Burioni ritiene di non doversi assolutamente giustificare, anzi: "Chi dovrebbe aiutare la ripartenza di un Paese se non un esperto di queste questioni? Se la Ferrari mi chiede un aiuto, dovrei dire di no? Io ritengo che sia un dovere dare una mano". 

"In Tv si viene travisati, esposti al rischio di dire cose mai dette. Mi hanno attribuito di tutto", dice Burioni per motivare il silenzio stampa nei prossimi mesi almeno fino all'autunno, quando riprenderà Che Tempo Che Fa e si tornerà a parlare, in tutta probabilità, di coronavirus con grande insistenza: "Ho capito molte cose in questi mesi – dice Burioni – Un’aula televisiva come quella che mi ha offerto un grande professionista come Fazio è stata una palestra importante e — sono onesto — molto gratificante. Ma il linguaggio della tv non è quello della scienza. I suoi tempi non sono quelli della scienza".