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Robbie Williams: “Nel 2006 mi scoppiò la testa, mi ritirai perché dovevo disintossicarmi”

Silvia Toffanin intervista per la prima volta Robbie Williams a “Verissimo”. La popstar ricorda il suo ritiro dalle scene nel 2006: “Sono tornato a disintossicarmi. Vestivo con un caftano e cercavo gli ufo”.
A cura di Stefania Rocco
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Silvia Toffanin intervista per la prima volta Robbie Williams a “Verissimo”. L’ex Take That è in Italia e ha concesso un’intervista a Canale 5, intervista all’interno della quale ha toccato diversi argomento, compreso il suo ritiro dalle scene nel 2006. All’epoca, Robbie non lo ha mai nascosto, sentì l’esigenza di disintossicarsi e oggi ricorda così quel periodo:

Nel 2006 mi sono ritirato dalle scene perché sono tornato a disintossicarmi. Mi sono fermato completamente. Indossavo un caftano, mangiavo ciambelle e cerco gli ufo. Si era fermata la mia mente, il mio corpo e i miei arti. Quando mi sono ripreso ho capito che dovevo tornare a lavorare, a dare un senso alle cose. L’ho fatto nel 2009 e non mi sono più fermato. La gente ha bisogno di uno scopo nella vita. Tra 20 anni mi immagino ancora su un palco.

A cambiarlo è stato l’amore per i suoi figli e il legame con la moglie Ayda Field:

Ho fatto tana terapia e ho capito che quello che ti succede da piccolo ti condiziona per sempre. Guardo i miei figli e ho la consapevolezza che quello che faccio per loro potrà causare problemi in futuro. Cerco di dargli una casa sicura, una vita felice. Adesso sono molto più contento, perché capisco di più il mio ruolo su questo pianeta. Mi piace mia moglie, è simatica, mi ama e io la amo. Mi ha dato una base concreta su cui costruite. Sono molto fortunato.

Ammette anche che il “Robbie artista”, quello che tutto il mondo ha applaudito, quello che riesce a trasformarsi in un animale da palco, non è il vero Robbie. Nel privato “l’uomo Robbie” sarebbe timido, a tratti depresso, molto diverso in generale dall’artista in cui si trasforma quando è in pubblico:

Sì, c’è molta differenza tra Robbie artista e Robbie personaggio. Sul palco sono un personaggio con dei superpoteri. La persona è timida, sensibile e spesso depressa. Sono un intrattenitore e quindi mi trasformo. Sul mio passaporto c’è scritto proprio questo. Piacere è il mio lavoro ed è una cosa positiva perché ho gli stadi pieni di gente.

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