In una dell'Isola dei Famosi che si rispetti arriva quel momento, immancabile, in cui temporali e maltempo bloccano le normali operazioni e il regolare svolgimento del reality. Anche quest'anno è arrivato quel momento, come raccontano le ultime dall'Honduras. Diverse le edizioni per le quali è stato addirittura necessario un rinvio della prima puntata, a causa dell'impossibilità di sbarcare con il classico salto dall'elicottero, divenuto un momento clou del reality di Canale 5. Era accaduto a Simona Ventura, quando l'Isola andava in onda su Rai2, è accaduto ad Alessia Marcuzzi in una delle sue prime edizioni da conduttrice.

Ogni qualvolta arrivino notizie di temporali e nubifragi dalle parti dell'Honduras, ci si chiede quale sia il reale grado di sicurezza garantito ai concorrenti, se questi in virtù delle condizioni precarie di vita previste dal reality debbano davvero cavarsela da soli, se corrano, insomma, dei rischi concreti. L'Italia non ha una grande tradizione di reality "al limite" e, da tempo, gli stenti e le difficoltà dei partecipanti sono molto meno attraenti per il pubblico. Una ragione si può ricercare nella convinzione generale che, per quanto portate al limite determinate situazioni, i concorrenti non siano realmente in pericolo e che quella stessa televisione che si propone di abbattere la barriera tra spettacolarizzazione e realtà, rappresenti una garanzia di tutela, una protezione e, dunque, un potenziale elemento di finzione. Ricordate come andò durante la prova di apnea di Mercedesz Henger che generò il panico negli studi milanesi, con tanto di svenimento della madre Eva?

La storia dei reality, genere che ha completamente rivoluzionato le logiche della televisione all'inizio degli anni Duemila, dimostra che gli inconvenienti si sono verificati e come, costando talvolta la vita ai concorrenti in gara. Si è trattato naturalmente di casi straordinari, in cui ha regnato l'imprevisto, l'inconveniente, l'ineluttabile. Ma è proprio questa la chiave in grado di restituirci l'idea del pericolo che i concorrenti dei reality possono correre.

Reality e cronaca nera

Altro che sfiorare la tragedia, molto spesso la cronaca nera si è sovrapposta al racconto televisivo. Ad esempio per il reality francese di Tf1 "Dropped", quando lo scontro fra due elicotteri dai quali i concorrenti avrebbero dovuto gettarsi uccise 10 persone, di cui tre campioni di sport francesi. O ancora in Cambogia, ancora per un programma francese, "Koh Lanta", con la morte di Gerard Babin colto da infarto durante la prova del naufragio. Tragedia nella tragedia, una settimana dopo si tolse la Thierry Costa, medico del programma che aveva tentato di rianimare il concorrente. Destino altrettanto drammatico per Ruth Thalia Sayas, 32enne pakistano, concorrente del realitt thailandese “Clear sex reality show”, annegato durante una prova sott'acqua a causa della rottura di un tendine, che lo gettò nel panico impedendogli di tornare a galla in un lago piuttosto calmo. Morte per annegamento in Nigeria durante una prova di resistenza anche per Anthony Ogadje, concorrente del reality “Gulder ultimate search".

Le torture e i danni psicologici

Altrettanto eclatanti i casi in cui, pur non essendoci stati decessi, le prove cui i concorrenti venivano sottoposti per alcuni reality hanno fatto notizia a sé per la durezza estrema dell'impresa e i successivi traumi. Per "Shattered" di Channel Four, emittente britannica, ai concorrenti veniva chiesto di non dormire per 6 giorni di fila, con l'effetto di allucinazioni, disturbi della personalità e pesanti problemi di tipo psicologico. E il reality è stato anche teatro per torture vere e proprie, ad esempio per le prove di resistenza a scosse elettriche e getti fuoco in "The Chamber" di Fox, o l'americano "The Chair", quando i concorrenti venivano chiamati a gestire il panico in una situazione piuttosto assurda: trovarsi di fronte a un alligatore.

Il pericolo attrae ancora il pubblico dei reality?

L'Isola dei Famosi nella sua versione italiana è un esempio di reality di certo più diluito rispetto alle situazioni estreme, di sicuro lo è rispetto ai casi su citati. In realtà è proprio questa constatazione a stimolare una considerazione più strutturata sul valore di un prodotto televisivo e la reazione del pubblico ad esso: il senso del pericolo è ancora un elemento capace di attrarre i telespettatori, oppure si tende a virare verso prodotti che diano maggiore spazio alle finestre sulle vicende personali dei concorrenti? Negli ultimi anni la Tv italiana ci ha dato proprio questa impressione e sembrano lontani i tempi in cui a fare notizia erano le prove de La Talpa in cui i concorrenti dovevano resistere diversi minuti chiusi in una bara.