"Quando l'acido ti sfregia l'anima", si intitola la terza e ultima puntata di "Storie maledette", il programma di Raitre condotto da Franca Leosini e dedicato a casi di cronaca nera. Una puntata duramente discussa e contestata ancora prima della messa in onda. La Leosini ha intervistato Luca Varani, l'uomo che fece sfregiare Lucia Annibali il 16 aprile 2013 e che è stato condannato a 20 anni di reclusione con l’accusa di essere il mandante dell’aggressione (materialmente eseguita da Rubin Ago Talaban e Altistin Precetaj). Una scelta che ha suscitato fortissime polemiche, tanto che dal mondo politico è stata richiesta la sospensione della messa in onda, mentre l'avvocato della Annibali ha parlato espressamente di "intervista inopportuna".

La lunga intervista di Franca Leosini a Varani avviene nel carcere di Teramo dove l'uomo si trova recluso da tre anni. Parte dall'inizio, da quando lui e la Annibali, entrambi avvocati, si sono incontrati la prima volta. "Ci siamo conosciuti nell'ambito della nostra attività lavorativa. Capitava di essere "l'uno contro l'altro" nelle cause. Abbiamo cominciato a frequentarci molto più tardi", racconta il carcerato. Nasce una relazione tra i due, ma lui ha alle spalle una relazione importante con una certa Ada, con cui tornerà a legarsi e che è tuttora la sua compagna, da cui ha avuto una figlia. Non l'ha mai sposata per "immaturità", spiega Varani.

Varani: "Non era amore quello che provavo per Lucia"

Per spiegare i sentimenti di Lucia Annibali nei confronti di Luca Varani, la Leosini si serve di stralci di un'intervista alla donna e di alcuni passi della sua autobiografia, da cui emerge l'amore che provava per lui. Varani, invece, sostiene che il suo non è mai stato un vero amore.

Non ho mai detto "Ti amo". Ho vissuto qualcosa di diverso, sicuramente, ma poi ho capito che quello non era amore. C'erano cose di lei che mi piacevano. Io non mi sono mai lasciato andare con una donna senza sentirmi coinvolto, e il fatto che lei invece l'avesse fatto e me l'avesse confessato – con molta sincerità ma anche con molta sfrontatezza – non mi piaceva.

Il ritorno con la fidanzata Ada

Quando Varani torna con Ada, continua a vedere Lucia, nascondendole la verità. "Il solo fatto che lei mentisse a Lucia, voleva dire che lei teneva a lei", sostiene la Leosini. Quando muore la madre di lui, l'uomo invita Lucia a non partecipare ai funerali. Lei ci va comunque e vede Ada.

C'era sicuramente un interesse. Le ho nascosto che ero tornato con la mia ex, ma il fatto che mi piaceva stare con lei era fuori discussione.

Tre anni prima della tragedia, Lucia compra una casa nella stessa via in cui lui ha il suo studio. I due continuano a vedersi, ma Varani non dorme mai da lei, a ogni incontro se ne va dopo poche ore.

A un certo punto, Lucia decide finalmente di lasciarlo. Cambia numero di telefono, si allontana dall'uomo. E la reazione di quest'ultimo cambia completamente. Cerca di riavvicinarsi a lei, arrivando a perseguitarla, secondo quanto raccontato da Lucia. Varani si iscrive inoltre, sotto falso nome, nella stessa piscina frequentata da lei. "Credo che a volte non si tratti di amore ma di orgoglio", spiega lui. "Un circuito perverso che nei fatti stritolava entrambi", dice la Leosini. "Era come se entrambi foste ossessionati l'uno dall'altra, se mi passa il termine. Lucia scrive di lei ‘Lo odiavo ma ero felice di vederlo'".

Lo schiaffo

Arriva "l'episodio del ceffone", dato da Varani a Lucia dopo che lei ha cominciato a sentire un altro. Seguirebbero minacce continue. Lui però nega con fermezza:

Non ho mai fatto nemmeno una telefonata al suo cellulare. Mi spiace dover contraddire Lucia, che è la vittima, mentre io sono sul banco degli imputati. Facile dire che io dico bugie. Ma io mi rimetto alle carte processuali, che dicono come io non le abbia mai fatto telefonate. Riconosco di avere avuto atteggiamenti sbagliati. Non c'è nessuna minaccia nei messaggi che le ho mandato.

La Leosini tuttavia ne legge alcuni: "Te la farò pagare". "Non sono agli atti questi messaggi", si difende Varani, ma la Leosini afferma come tali minacce siano state confermate da alcune testimonianze di amici di Lucia. Varani nega inoltre di essere stato dipendente da droghe (Lucia lo definisce "cocainomane" nel suo libro): "Non abitualmente, è capitato ma non avevo questa abitudine. Mi dispiace di essere stato etichettato come un drogato".

L'accusa di tentato omicidio

"Due sono le responsabilità gravissime che le sono state addebitate, quel bellissimo volto di Lucia sfigurato dall'acido e il tentato omicidio di Lucia, tentando di manomettere l'impianto del gas" dice la Leosini che non chiede a Varani se ha commesso il fatto. Lui si è sempre proclamato innocente. La conduttrice ricostruisce i fatti. Un giorno, Lucia rientra a casa dopo aver visto Varani in auto, sente odore di gas, chiude l'interruttore e fugge fuori, vedendo l'uomo con il dito sul campanello. La difesa di lui: "Ero con un amico in macchina, sono salito a alutarla. Lei ha aperto la porta e mi sono spaventato. Se avessi provocato io la fuga di gas sarei saltato in aria anche io".

L'aggressione con l'acido

Ora "la pagina più dolorosa", il racconto dei terribili eventi del 16 aprile 2013. Si parte dall'ultimo incontro fra i due, da cui è scaturita la vendetta.

Quell'ultimo incontro, del 20 febbraio, è stato occasionale. Sono salito a salutarla con tranquillità e mi sono sentito insultato. Non sapevo che lei fosse agitata perché aveva sentito l'odore del gas. Abbiamo litigato. Mi ha provocato rabbia ricevere offese a me e alla mia compagna. In quel periodo avevamo appena saputo della gravidanza di Ada e avevamo pensato di fare dei lavori in casa. Mi hanno fatto conoscere un muratore, che uno dei miei co-imputati. Quando ha saputo che non avrei fatto i lavori, mi ha chiesto se poteva aiutarmi, fare qualcosa. Gli ho proposto di fare un dispetto a Lucia, all'auto che aveva appena comprato. 

"Danneggiare l'auto è un gesto da malavitoso", sottolinea la Leosini, che poi chiede: "Lei era una persona fragile in quel momento?". Lui annuisce e non sa spiegare le motivazioni che l'hanno spinto all'atto.

So solo che ho compiuto un gesto stupido, con molta leggerezza e molta superficialità, che ha rovinato due vite. Non è una cosa che si può spiegare.

L'aggressione, però, è avvenuta in casa. Il "dispetto" è un atto terrificante, un episodio che viene raccontato in un filmato dalla stessa Lucia. "Non li ho fermati. Questa è la mia responsabilità", dice Varani.

"Lei è stato condannato a 20 anni. Lucia all'ergastolo, un fine pena mai", conclude la Leosini. E Varani: "Non c'è giorno in cui non pensi a Lucia. So che sta lottando. Spero un giorno possa perdonarmi. Sono sicuro che farà bene anche a lei".

Le reazioni della rete

Numerosissime e accese le reazioni della rete. Lo show si conferma tra i più commentati sui social: ecco i tweet provenienti da personaggi del mondo dello spettacolo.