La prima puntata di "Ciao Darwin" ha riscosso un grande successo, ma tra le più attese di questa edizione c'è sicuramente quella che andrà in onda venerdì 22 marzo e metterà in contrapposizione la squadra del "Family Day", capitanata da Povia, e quella del "Gay Pride", guidata da Vladimir Luxuria. Due schieramenti contrapposti che rappresentano in un certo qual modo due categorie sociali fittizie, che tuttavia spaccano oggi il mondo in due rispetto al tema del diritto di amare chiunque e poterci creare insieme una famiglia.

A rispondere sul tema e dire la sua, in un'intervista rilasciata a Tiscali, è stato Paolo Bonolis, conduttore e orchestratore di una delle trasmissioni più longeve del panorama televisivo, nonché tra quelle di maggior successo. Nel parlare di unioni civili, omosessualità e famiglia, dice la sua: "Viviamo in una società che anziché mettere l’accento su ciò che ci unisce, preferisce puntare su ciò che divide – dice Bonolis – Le contrapposizioni sono figlie del bisogno di creare schieramenti su tutto. In realtà, rispetto all’amore, la disponibilità affettiva appartiene allo stesso modo a generi comportamentali diversi. Che importanza ha se sono due uomini con un bambino, o un uomo e una donna, o due donne? Non so chi sia in grado di decidere come è giusto amare". Bonolis dunque non lascia spazio a fraintendimenti rispetto alla sua apertura nel concepire l'amore, facendola breve sui contratti che dovrebbero regolamentare i rapporti sentimentali:

Penso che ce ne vorrebbe uno, unico valido per tutti senza nessuna distinzione tra chi è etero e chi gay

Il conduttore si presta anche a domande relative al suo approccio televisivo, che da sempre divide il parere popolare e la critica, quest'ultima in particolare spesso in disaccordo con la tendenza dei programmi di Bonolis a lambire pericolosamente il burrone del trash: "Ciao Darwin racconta anche il trash, ma lo fa in maniera consapevole e usando l’umorismo. Mentre ci sono molte trasmissioni che sono convinte di raccontare altro ma in realtà sono trash". Programmi di cui, naturalmente, non fa i nomi.