All'età di appena 16 anni è purtroppo morto Mirko Toller, youtuber noto per essere stato protagonista insieme a Checco Zalone di uno spot dedicato alla ricerca scientifica sulla Sma uscito nel 2016. Proprio l'attore e comico pugliese ha annunciato la scomparsa del giovanissimo amico, dal suo profilo Facebook:

Ciao grande Mirko. Se puoi, da lassù, continua a mandarci il tuo sorriso, perché ne abbiamo ancora bisogno.

Chi era Mirko Toller

Mirko Toller aveva appena dodici anni quando fu al centro dello spot che invitava a donare in favore dell'associazione nazionale Famiglie Sma per la lotta contro l'Atrofia Muscolare Spinale. Godeva già di una certa popolarità con il canale YouTube “Mirko e Linda show”, in cui Mirko e la sorella Linda parlavano con ironia di vari temi, dalle serie tv al calcio. L'ultimo video sul canale risale al 20 settembre 2020. Mirko viveva a Segonzago, in Trentino. Dal filmato politicamente scorretto con Checco Zalone si era sviluppato  un bel rapporto tra il ragazzo e l'attore, che avevano girato un altro spot nel 2017, e in rete era nato anche il gruppo Facebook "Mirko Toller fan club". La presidente dell’associazione “Famiglie Sma” Daniela Lauro ha invece postato un messaggio a ricordo del ragazzo:

Ci sono notizie che non vorremmo mai ricevere. Ci sono dolori che conosciamo troppo bene e che non vorremmo mai più provare, soprattutto non vorremmo che nessuna famiglia provasse più. Il nostro meraviglioso Mirko non è più con noi. Sono ore di grande dolore per tutti noi. Il nostro abbraccio e pensiero va alla sua famiglia. Ciao Mirko, il tuo sorriso ci illuminerà per sempre. Noi non smetteremo di sorridere e lottare.

Cos'è la Sma

L'atrofia muscolare spinale, abbreviata in Sma, è una malattia genetica che colpisce le cellule nervose delle corna anteriori del midollo spinale, da cui partono i nervi diretti ai muscoli e che trasmettono i segnali motori. La Sma colpisce circa 1 neonato ogni 10.000 e costituisce la più comune causa genetica di morte infantile. Ne esistono tre forme, di cui la Sma I è la più grave e interessa circa la metà dei pazienti.