Dal 16 marzo Medicina è zona rossa. Il comune in provincia di Bologna è stato chiuso dalla mezzanotte di oggi a causa dell’anomalo numero di contagi da coronavirus registrati. L’Ansa ha raggiunto lo chef Bruno Barbieri, noto personaggio televisivo che a Medicina è nato. Lì vicino ancora i suoi familiari: la madre, le sorelle e un gran numero di conoscenti, alcuni dei quali recentemente scomparsi. “Mia madre di 86 anni, le mie sorelle, i miei familiari residenti a Medicina. Li sento sempre, più volte al giorno, per sapere come stanno. Manco da mesi, sono provato: la situazione è molto grave. In questi giorni sono morte persone che conoscevo, sono addolorato” fa sapere Barbieri.

Mai come in questo momento bisogna stare uniti e, soprattutto, rimanere a casa. I medicinesi sono tosti, coraggiosi, supereranno anche questo momento.

La testimonianza di chef Barbieri

Bruno Barbieri comunica di tenersi costantemente in contatto con i familiari che vivono nella zona rossa ai quali è stato chiesto di non uscire di casa per evitare di diffondere il contagio. “Ho parlato con mia sorella oggi: arrivata al lavoro l'hanno subito fatta tornare a casa. In questo momento di grande difficoltà dobbiamo rimanere nelle nostre abitazioni, a costo di mangiare una ciotola di riso al giorno” dichiara lo chef, insistendo sulla necessità che ognuno continui a fare la sua parte, non soltanto chi abita nelle zone più a rischio:

Dobbiamo essere responsabili anche per rispettare il lavoro instancabile dei medici e degli infermieri. Bisogna imitare la Cina e chiudere tutto, evitare che si diffondano i contagi.

La vicinanza di Barbieri al  sindaco Matteo Montanari

Secondo Barbieri “la comunità di Medicina ha una grandissima forza di volontà” e si dimostrerà essere in grado di “affrontare una guerra dove il nemico è invisibile e dal quale ci si può proteggere da solo rimanendo in casa, avendo cura della propria salute e di quella degli altri”. Lo chef televisivo manifesta forte spirito di adesione al discorso tenuto dal sindaco Matteo Montanari ai cittadini, servito a mostrare “la vicinanza alla comunità e, in questo momento difficile, non sentirsi soli è la cosa più importante. Medicina ce la verrà, dopo aver ripartito tutti insieme più forti di prima”.