Non è un caso se, a dieci anni dalla sua scomparsa, Mediaset pianga Mike Bongiorno come fosse accaduto ieri. Si è concluso così il Maurizio Costanzo Show – Speciale Allegria, andato in onda per ricordare una colonna della storia dell'azienda. Tutti in piedi ad applaudire, qualcuno in lacrime, davanti alle immagini dei funerali del 2009. Non che Bongiorno non lo meritasse, un mito non si discute nemmeno per chiedersi come mai sia diventato un mito. Quella commozione generale, tuttavia, assume un senso particolare in una chiave simbolica legata al presente di Mediaset e alle prospettive future.

Piaccia o no, c'è stato un tempo in cui questa emittente ha plasmato la televisione, ne ha forzato i meccanismi, costringendola a una metamorfosi. Mike Bongiorno è il volto di quella stagione, di quel cambiamento da cui siamo molto lontani, non solo in ragione degli anni trascorsi. Normale che sia così, verrebbe da dire, erano altri tempi e la televisione non è più quella di una volta, il contesto corsaro, avventuriero e in un certo senso artigianale della Mediaset dei primordi sarebbe oggi improponibile, innaturale.

Ma cosa è rimasto di quei tempi? L'innovazione e l'inventiva non saranno certo i criteri distintivi del sistema televisivo italiano, ma è percezione comune che la prima azienda televisiva privata d'Italia, pur sostenendosi e garantendo a se stessa una prospera esistenza presente, da tempo guardi con scetticismo alla novità, camminando con lo sguardo rivolto all'indietro, al passato.

Che in effetti conta moltissimo, in televisione più che in ogni luogo. Niente si concilia alla nostalgia come riesce il mezzo televisivo, da anni intrappolato in una gabbia fatta di reminiscenze, rievocazioni, ripetizioni di se stesso in nome di un passato glorioso. Difficile negare che oggi l'emittente che maggiormente abusi di questo approccio sia Mediaset, i cui inizi epici, insieme a un patrimonio aneddotico raro, rischiano di rappresentare oggi una zavorra.

Un evento come quello del Costanzo Show in onore di Mike, splendido per chiunque rivendichi un minimo di memoria storica televisiva, evoca un sentimento agrodolce nello spettatore. Non solamente perché è agrodolce la nostalgia, per definizione, ma perché restituisce l'impressione che di quegli anni rampanti, dell'effetto rompighiaccio berlusconiano, sia rimasto solo un ricordo e che a Cologno Monzese si provi una certa fatica ad elaborare il lutto di Mike e andare oltre la gloriosa epoca da egli rappresentata insieme a Corrado, Costanzo, Vianello e Mondaini. "Da che era nulla, oggi Mediaset è diventata un impero", diceva Bongiorno parlando di e con Berlusconi a 25 anni dalla sua scelta di abbandonare la Rai per lanciarsi in quell'avventura. Tutti gli imperi vivono di fasi e Mediaset dà l'impressione di vivere una fase di stallo. Che il decennale della morte di Mike Bongiorno segni il momento di una svolta vera?