In Rai si blocca tutto, ancora una volta. Le nomine "sotto l'albero", previste con la riunione del consiglio di Amministrazione Rai del 19 dicembre, sono slittate ancora e la motivazione non sembra essere altra che quella di sempre: mancato accordo tra le parti politiche sui nomi dei responsabili. A fine novembre lo stop alle nomine era arrivato per espressa contrarietà del Movimento 5 Stelle al nome di Mario Orfeo alla guida del Tg3 e sembra che la questione sia ancora all'ordine del giorno.

Il consigliere Borioni diserta il Cda per protesta

Il consiglio di amministrazione del 19 dicembre è stato esplicitamente disertato da Rita Borioni, consigliere in quota Pd, che ha anticipato su Facebook la sua decisione, motivandola in questo modo: "Siamo alle prese con un piano industriale – che non ho votato temendo che si trasformasse in un’ennesima ragione di stallo per l’azienda – che però, a questo punto, deve comunque essere portato avanti per non lasciare la RAI nel mezzo di un pericolosissimo guado. Invece è tutto, ancora una volta, drammaticamente fermo".

Cosa prevede il piano industriale

La partita è tutta politica e la fase di stallo rischia di provocare grandi rallentamenti in Rai, che punta all'attuazione del piano industriale con conseguente introduzione di nuove figure, ovvero le direzioni orizzontali di genere: intrattenimento prime-time, intrattenimento day-time, intrattenimento culturale, fiction, cinema e serie tv, documentari, ragazzi, nuovi formati e digital, approfondimenti. In pratica, a partire dal prossimo giro di nomine i direttori di singolo canale si trasformeranno in manager con un ruolo esclusivamente tecnico, ma senza portafogli. A decidere i contenuti dei canali e i programmi da produrre saranno i direttori di genere. Una rivoluzione importante, che rientra in un piano più ampio di ristrutturazione dell'azienda.

Il duro sfogo di Salini: "La politica stia fuori"

Che tuttavia resta bloccato per i mal di pancia politici, che vedrebbero i partiti litigare sul nuovo assetto governativo venutosi a creare con il nuovo esecutivo, in conflitto con quelle che sono invece le percezioni elettorali, anche in termini di sondaggi. Una situazione nei confronti della quale Fabrizio Salini ha deciso di rompere il silenzio, senza se e senza ma, parlando a Repubblica della situazione e dell'interferenza politica: "Io sono un uomo di azienda – ha detto l'ad – per me la priorità è aumentare la competitività della Rai, supportare la produzione di un'offerta di qualità e non giocare a tetris con le pedine della politica". Un attacco per niente velato, che prosegue così:

Parliamoci chiaro: siamo in un contesto in cui le istituzioni faticano a trovare nomi di garanzia per tanti posti rilevanti: pensiamo alle authority per la privacy e per le comunicazioni che sono bloccate da qualche mese. (…) Oggi abbiamo una urgenza: avviare il piano industriale. Ritardare questo passo per venire incontro alle esigenze di una parte politica è inaccettabile per chi, come me, è stato nominato ad con l'esplicito mandato di tenere la politica fuori dalla Rai.