"In Italia le grandi storie esistono già, basta solo raccontarle". È questa la frase che accompagna la pubblicità Netflix di cui la Tv è tappezzata da giorni. Uno spot che spalanca definitivamente a Netflix le porte sul pubblico generalista, portando a compimento definitivo un processo di allargamento della propria cerchia di utenti che la pandemia aveva accelerato in modo evidente. Se durante il lockdown ha prosperato la Tv tradizionale, ritrovando una sua centralità, è indiscutibile che anche i telespettatori tradizionali abbiano deciso di farsi un giro lontano dalla Tv lineare, sperimentando lo streaming.

La frase centrale dello spot Netflix appare una stortura evidente se riproposta dalle reti Rai, ma è la ragione stessa per cui funziona e colpisce. Si tratta di una rivendicazione giusta e perfettamente in linea con la tipologia di prodotti italiani sfornati dal colosso dello streaming online: da Sulla mia pelle, che ha avuto un ruolo nello sdoganamento definitivo della vicenda tragica di Stefano Cucchi, al ritorno di Sophia Loren con La vita davanti a sé, passando per il fenomeno L'Isola delle Rose  fino al recentissimo SanPa, il documentario dedicato a Vincenzo Muccioli e i primi 15 anni della comunità di San Patrignano. Storie molto diverse tra loro con il carattere comune di puntare dichiaratamente al grande pubblico (non solo più anziano, ma generalista, con tutte le sfumature che questa definizione comporta). Così Netflix compie la sua ultima trasformazione in Italia, centrando l'obiettivo di raccontare vicende nostrane, magari rimaste nascoste o mai sufficientemente esplorate, offrendo la possibilità di proporle con quel linguaggio internazionale che le spogli di provincialismo.

Uno spot perfetto, insomma, nel posto giusto al momento giusto, che riesce nello scopo indiretto di umiliare la Rai e le reti che lo trasmettono. Perché nel dire che le grandi storie esistano già e che ci sia solo bisogno di raccontarle, Netflix non sta solo ostentando le proprie capacità, ma sta anche mostrando a tutti che la voragine è stata scavata da qualcuno, che quella sensazione comune secondo la quale in Italia nessuno sia stato capace di raccontare storie in modo credibile prima di oggi sia vera ed abbia dei responsabili. Tra cui la Rai, appunto.

Solo negli ultimi anni la Tv di stato ha mostrato l'intenzione di evolvere i propri linguaggi narrativi, provando ad intercettare il trend della grande serialità internazionale. Per molto tempo, tuttavia, la Rai ha mostrato una totale incapacità di guardare oltre i confini nazionali e di pensare in grande, restituendo l'impressione di rimanere di fatto ferma. Immobilismo di cui oggi si vedono i frutti, con Netflix che si pavoneggia, legittimamente, per averlo capitalizzato.