Tra i prodotti di maggior successo del 2019 targato Rai1 c'è sicuramente "La Compagnia del Cigno", serie ideata e diretta da Ivan Cotroneo in onda da alcune settimane. Oltre ad ascolti notevoli la serie Tv, che racconta le vicissitudini di un gruppo di studenti di un conservatorio milanese, è stata pretesto per portare in prima serata assaggi sparsi di musica classica, acquisendo così un rilievo anche dal punto di vista culturale. A questo si aggiungono le storie dei protagonisti, in particolare di Matteo, sopravvissuto al terremoto di Amatrice del 2016, che persegue la sua passione per la musica nel conservatorio milanese, combattendo con il traume di aver visto sua madre morire davanti ai suoi occhi, durante i crolli dovuti al sisma (interpretata da Giovanna Mezzogiorno). Ad interpretare il ruolo di Matteo c'è Leonardo Mazzarotto, violinista romano ventenne, che ne "La Compagnia del cigno" è alla sua prima esperienza da attore.

Cos'hai in comune con il personaggio di Matteo e cosa invece ti divide da lui?

Tra me e Matteo ci sono chiaramente delle cose in comune e altre più divergenti. Nell'interpretazione di Matteo, in particolare per le scene più drammatiche, io ho sempre sentito una certa lontananza, per il semplice fatto di ritenermi molto fortunato e ritenere la mia vita molto fortunata e vuota di cose negative e dolorose. Questa è certamente una cosa di cui devo ringraziare la vita, però allo stesso tempo ha forse reso un po' più difficile avvicinarmi al personaggio, anche se ho cose dolorose nel mio passato, ma non di quel livello. C'è stato un lavoro di immedesimazione per quel che riguarda il mio passato e la mia storia, ma per fortuna ho dovuto principalmente immaginare come dovesse essere Matteo. Di certo il lavoro che ho fatto è stato anche quello di parlare con persone che hanno vissuto ciò che Matteo ha vissuto, stare in quei posti, girare una settimana lì e prendere cinque minuti per ascoltare quel silenzio assordante.

La scorsa settimana tu e Ivan Cotroneo avete visto la puntata insieme ai cittadini di Amatrice. C'erano molti tuoi coetanei? Mi racconti le tue sensazioni?

Sì, abbiamo visto gli episodi con loro. Il pubblico era molto variegato, c'erano sia signori e signori che bambini e ragazzi, miei coetanei meno, ma erano principalmente adulti. È stato incredibilmente emozionante, perché molte persone sono venute sia da me che da Ivan a ringraziarci e non dico che non me lo aspettassi, però c'era un po' di timore rispetto al fatto che persone che hanno realmente vissuto questo dramma, a differenza mia, potessero sentirsi offese e in qualche modo non tutelate da qualcun altro di esterno che mettesse in scena una cosa mai vissuta. Invece il grande sollievo è stato trovare grande calore per quello che abbia fatto da parte di altre persone e questo è stato veramente sorprendente, una meraviglia per noi.

Al di là dell'aspetto corale tra voi ragazzi, come è stato lavorare con attori del calibro di Boni, Mezzogiorno, Valle?

Anche in questo, prima dell'inizio delle riprese, da parte di noi ragazzi c'era un po' di timore, nel senso che non sapevamo come sarebbe stato lavorare con persone del mestiere così esperte, che potevano esprimersi a nostro sfavore. Al contrario questa cosa non è accaduta e, anzi, con alcuni insieme ai quali ho lavorato a più stretto contatto come Alessandro Roja, Alessio Boni e Giovanna Mezzogiorno, oltre ad essere disponibili in tutto e sempre carinissimi, ci hanno anche fatto i complimenti, trovandosi bene loro stessi a lavorare con noi.

Paradossalmente, non essendo loro dei musicisti, avranno anche imparato qualcosa da voi.

Sì, perché ad esempio tra me e Alessio Boni ci sono state tantissime scene fatte insieme e, nella maggior parte dei casi, lui aiutava me per la recitazione con dei consigli che accettavo a braccia aperte, mentre in altre scene in cui toccavamo argomenti come la musica, ero io a subentrare con dei consigli, perché ovviamente sulla musica sono più preparato di lui. È stato molto bello questo scambio.

Il conservatorio di Padova ha contestato "La compagnia del cigno", affermando che diffonde false credenze sull'ambiente della musica classica ed una mediocre parodia della realtà conservatoriale. Tu che da musicista hai frequentato questo ambiente, cosa ne pensi?

Intanto il mondo della musica classica si è spaccato su questo argomento, non tutti sono stati contrari all'operazione come il conservatorio di Padova. Ho sentito pareri sinceri di persone di alto livello, che non cito non avendo il diritto di fare il loro nome, che mi hanno parlato di un ottimo lavoro, fedelissimo a questa realtà. Altri possono essere meno d'accordo, ma bisogna comprendere che essendo un lavoro televisivo deve esserci una storia interessante. Inoltre penso anche che, per quanto possa sembrare una rappresentazione poco fedele alla realtà, la musica classica sia un settore in crisi e, di fronte a un'occasione così che fa conoscere un mondo che vive un momento non felice – i ragazzi non vanno ai concerti di musica classica e il pubblico è sempre meno – bisognerebbe solo essere contenti. Infine occorre capire che nessuno guarderebbe storie di personaggi meno interessanti di se stessi: la televisione e il cinema funzionano così, creando storie che interessano e ti catturano, che abbiano momenti estremi.

Mettendo da parte per un attimo Matteo e parlando di Leonardo, ho letto che scrivi poesie sin da bambino. Confermi?

Sì, ho iniziato da bambino un po' per gioco, nel senso che scrivevo filastrocche trasformatesi con gli anni in poesie e tre anni fa ho pubblicato una raccolta, fatta con piacere e senza alcuna pretesa di chissà quale raggiungimento di livello o fama.

Musicista, attore e scrittore, continui a non avere dubbi sulla gerarchia di queste tre forme espressive in termini di priorità, o recitare ti ha fatto venire qualche dubbio?

Dipende, nel senso che la musica è parte integrante e fondamentale della mia vita sin dalla nascita – del violino in particolare da dieci anni – quindi tendo a metterla al primo posto un po' per abitudine, perché è una sorta di punto fermo delle mie giornate. La recitazione è qualcosa di nuovo per me, ma altrettanto affascinante e molto interessante, anche pensando semplicemente all'aspetto professionale. Non mi pongo limiti, sono molto aperto a ciò che accadrà e sto cercando di tenere un po' il piede in entrambe le scarpe.

Domanda di rito per un giovane musicista di classica: ascolti anche musica leggera? 

Assolutamente sì, la musica mi piace tutta, salvo alcuni generi che non amo molto.

Non si fa così, mi costringi a chiederti di farli…

Non è necessariamente una critica (sorride, ndr), sono io a dire di non capire, comprendere o amare generi come rap e trap. Ma anche la musica da discoteca, in un certo senso, riesco a capire che abbia un'utilità commerciale, ma non la ritengo musica, bensì un sottofondo di intrattenimento utile in certe occasioni.

E i generi che ami ascoltare?

Mi piace molto il rock, in particolare Beatles, Oasis e quel filone degli scorsi decenni.

Immagina che a guardare la serie o leggere questa intervista sia un quindicenne che di musica classica sa poco. Da dove gli consiglieresti di partire con l'ascolto?

Sono convinto che ci debba essere un approccio graduale e quindi cronologico per introdursi alla musica classica. Scartando il canto gregoriano cristiano-liturgico per ovvie ragioni di poco successo, penso che per i ragazzi possano essere molto affascinati dalle Quattro Stagioni di Vivaldi, musica descrittiva e coinvolgente che parla di immagini, cose che la musica ci fa letteralmente vedere. Poi consiglierei un passaggio per Mozart, prima di arrivare ai romantici, che forse sono la musica più coinvolgente, da Beethoven a Brahms.

Visto il successo, ci sarà una seconda stagione?

In questo momento non so ancora rispondere, ma ci speriamo un po' tutti. A me piacerebbe molto, però non siamo ancora a conoscenza di dettagli specifici.