Irene Fornaciari ha ammesso di soffrire di attacchi di panico. Ospite di Caterina Balivo a “Vieni da me”, la cantante figlia di Zucchero ha raccontato la lotta al disturbo con il quale è costretta a convivere da anni e che l’ha costretta a ricorrere al supporto di una psicoterapeuta che la sta aiutando. Ne aveva già parlato indirettamente nella canzone “Grande mistero” portata a Sanremo 2012:

In quella canzone parlo degli attacchi di panico. Quel problema mi ha limitato la vita. Mi accadeva ovunque, perfino al supermercato mentre portavo il carrello. Quando ti capita, ti senti morire. Sono veramente bastardi, chi ne soffre lo sa. Ti limitano la vita. Io dovevo lasciare il carrello al supermercato e scappare via. La cosa fastidiosa è che se ti capita mentre sei al supermercato, ogni volta che torni nello stesso luogo ritorna anche l’attacco di panico. Mi captava anche in macchina mentre guidavo. Ero costretta a fermarmi nella corsia di emergenza tutta sudata in attesa che passasse. È impossibile descrivere quella brutta sensazione.

Come la figlia di Zucchero combatte gli attacchi

La figlia di Zucchero ha spiegato di avere deciso di parlarne per aiutare quanti stanno sperimentando la sua stessa condizione. Intende contribuire ad abbattere il tabù che da sempre si accompagna a un argomento tanto delicato come gli attacchi di panico:

Gli attacchi di panico si superano parlandone, per questo l’ho fatto oggi. Per tante persone è ancora un argomento tabù, si teme di passare per pazzi. Poi ho cercato degli escamotage. In macchina, ad esempio, mi aiutava tenere acceso il navigatore che mi indicava la parte restante del tragitto. Chiaramente, ho chiesto un aiuto professionale: mi sono rivolta a una psicoterapeuta che mi sta aiutando ancora.

I problemi di peso di Irene Fornaciari bambina

Nel salotto della Balivo, Irene ha commentato, oggi divertita, di avere avuto qualche problema di peso quando era bambina: “A 10 anni pesavo 74 chili. Mia madre era disperata, mi dava le carote per merenda a scuola e io andavo a rubarle ai compagni. All’asilo addirittura dicevo: ‘Devi darmi la merenda perché sono la figlia di Zucchero’”. Poi, di nuovo seria, ha concluso: “Ero alta, rotonda e figlia di Zucchero: è stata difficile. Mi scambiavano per la maestra e mi chiamavano la ‘deperita’”.