È morto Sandro Ceccagnoli, “uomo macchina” del Tg1. Giornalista professionista dal 1965, avrebbe compiuto 81 anni domani. È stato il giornalista Clemente Mimun ad annunciarne la scomparsa in un tweet: “Addio a Sandro Ceccagnoli, il più grande uomo macchina della storia del Tg1, bravo, simpatico, per bene, mi mancherà”. A capo della macchina organizzativa del telegiornlae del primo canale Rai, Ceccagnoli era nato il 24 settembre 1938 a Città di Castello, in Umbria.

Il saluto di Piero Damosso del Tg1

Piero Damosso, caporedattore centrale al Tg1, ha salutato così Ceccagnoli: “È morto un grande giornalista, uno dei nostri maestri di servizio pubblico, lealtà, correttezza, serenità. Sandro era uno che non appariva mai perché è stato per molti anni il capo della macchina del Tg1, quella del coordinamento, della messa in onda macchina che ha portato il Tg1 ad essere il telegiornale più seguito, l’ammiraglia Rai. Sandro Ceccagnoli è stato leader nelle trasformazioni della testata, accompagnando i giovani, promuovendo le innovazioni, ma sempre nel rispetto della sua tradizione di autorevolezza e di pluralismo”.

Chi era Sandro Ceccagnoli

Iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio dall’1 novembre 1965, Ceccagnoli era entrato in Rai fin dagli anni 80. Era un appassionato di tennis, sport che aveva praticato a livello amatoriale. L’ultima apparizione pubblica risale alla cerimonia di dedica della palazzina del Tg1 ad Albino Longhi, ex direttore con il quale ha collaborato per anni. L’onorevole Walter Verini del PD lo ha ricordato così: “La scomparsa di Sandro Ceccagnoli è di quelle che provocano dolore. Se ne va un amico vero. Un tifernate legato e innamorato di Città di Castello, cui ha dato tantissimo, nella vita e nel suo lavoro televisivo. Sandro non è stato solo un giornalista di valore. É stata una colonna del Tg1, un uomo forte e mite che ha consentito ogni sera, per anni, con molti direttori, la messa in onda del giornale. Per questo era stimato da tutti e tutti gli volevano bene. Mancherà alla sua bella famiglia, a tutti noi. A me mancheranno le tante telefonate della domenica sera, le cene romane insieme con David. Fu proprio Sassoli, non molto tempo fa, a passarmelo al telefono, durante una sua visita a casa di Sandro. La sua voce era un po’ incerta, ma sempre gentile e affettuosa. È stata l’ultima volta che l’ho sentito. Ciao Sandro, non sarai dimenticato”.