22 Luglio 2012
07:03

Dove c’è ricordo c’è Limiti

Il ritorno di Paolo Limiti su Raiuno non fa segnare inversioni di tendenza rispetto al passato. Non c’è infamia in questo poiché, salvo un pubblico che non si rinnova, “E state con noi in tv” è un assemblaggio di ricordi squisitamente onesto, preferibile ai suoi equivalenti invernali.
A cura di Andrea Parrella
Presentazione trasmissione 'E state con noi in tv'

Non si era ben capito come mai se ne fosse andato via, ma comunque è ritornato. Dopo qualche anno di lontananza dal piccolo schermo, Paolo Limiti è su Raiuno con "E state con noi in tv", un programma che sostituisce stagionalmente La prova del cuoco. C'è da dire che l'impostazione non è cambiata, il suo atteggiamento e le sue idee nemmeno. Neanche di una virgola si è spostato il baricentro del suo interesse, quel trasporto entusiasmante fino all'eccesso e franco, magari non proprio coinvolgente, che è capace a mostrare quando presenzia in televisione. Trattasi del solito, appunto, quel ricordo smodato e privo di molte doti narrative che però è appassionato e non opportunista.

Tutto viene da Paolo Limiti, è evidente. Lui è l'anima di questa trasmissione, come di tutte le cose che abbia fatto. Questo è quello che si preferisce. Anche perché il format è un po' l'origine del contenitore italiano, un susseguirsi di elementi che il filo logico non ce l'hanno necessariamente, anzi non ce l'hanno quasi mai, ma trovano il loro collante in un personaggio, una parola, un escamotage, che in tal caso è questo pimpante e sempreverde Limiti. Allora val la pena dire che, pur rientrando nei ranghi del genere non troppo esaltante, c'è una certa predilezione per questa forma che la Rai ha scelto di inserire nei suoi palinsesti estivi, contemplando che i ricordi "nostalgici" che ci vengono somministrati, sono in ogni caso preferibili alla media.

Il suo pubblico resta esclusivamente agé, meglio dire adulto, e questo non solo è attribuibile alla fascia oraria, quanto soprattutto all'impostazione. Alla passione per ciò di cui si parla non corrisponde direttamente una capacità di saper raccontare. E' dunque un ricordo che funziona se ad ascoltarti è chi ricorda con te, lo spettatore che conosce già, almeno in pillole, ciò che stai dicendo. E questo spettatore difficilmente sarà qualcuno che abbia meno di quarant'anni. Potranno esserci altri interessati, così come il sottoscritto che qualche giorno fa si è esercitato senza troppa fortuna nel tentativo di non smarrire il filo logico su Silvana Mangano per più di due minuti. Su questi spettatori regnerà una sicura confusione, o meglio si potrà rilevare una certa noia nell'assistere alla settima coreografia consecutiva su una melodia anni '40 che non si conosce e che nessuno ha spiegato per bene . Ad intrattenere, in quel caso, resta l'immarcescibile capigliatura del conduttore. Seppur settoriale, non dispiace.

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