19 Ottobre 2015
13:34

Clerici discriminata in Rai dopo maternità? Parlamentare la attacca: “Ha fatto la vittima”

In un’intervista al Corriere la conduttrice sostenne di essere stata “esautorata” da La Prova del Cuoco l’anno dopo la sua gravidanza. Il membro della commissione di vigilanza Anzaldi aveva chiesto spiegazioni alla Rai, che ha smentito su tutti i punti la conduttrice. Così Anzaldi, prendendone atto, conclude: “Ha recitato la parte della vittima”.
A cura di Andrea Parrella

Ricordate le lacrime di Antonella Clerici al ritorno a "La Prova del Cuoco", nel 2010, dopo una lontananza durata circa un anno e indotta dalla sua gravidanza? Si tratta di un'immagine significativa, che dopo anni assume un peso diverso da quello che aveva avuto sino ad ora. Quelle lacrime, dalla stessa Clerici, erano sempre state raccontate come lo sfogo per l'uscita da una specie di incubo, un allontanamento che la conduttrice di Rai Uno non ha esitato a definire un atto discriminatorio dell'azienda nei suoi confronti. A La Prova del Cuoco quell'anno prese il suo posto Elisa Isoardi, nonostante all'inizio della stagione televisiva la conduttrice storica del programma fosse pronta a tornare al comando. Antonella Clerici, già multata dalla Rai per le parole pesanti sull'azienda, ha ribadito la sua idea sulla discriminazione in un'intervista rilasciata al Corriere.it qualche settimana fa:

Quando mi hanno esautorata dalla Prova del Cuoco perché ero incinta ci sono rimasta male. Non per il fatto di essere andata in maternità, quello è normale, è stato il fatto che mi hanno, come dire, fatto fuori anche l'anno dopo […] Mi ha ferita molto il modo in cui questa esclusione è stata fatta, dall'oggi al domani.

La difesa di Anzaldi: "La Rai dia spiegazioni"

"Esautorata", il termine che non passò inosservato al membro della Commissione di Vigilanza Rai in quota Pd Michele Anzaldi, che a fronte di queste parole pronunciate dalla conduttrice chiese ufficialmente e legittimamente spiegazioni alla Rai: "Se quanto sostiene la Clerici risponde al vero, saremmo di fronte ad un grave abuso dei dirigenti dell’epoca, un’accusa infamante per qualsiasi azienda, a maggior ragione trattandosi del servizio pubblico radiotelevisivo, pagato con i soldi dei cittadini". E Anzaldi si chiedeva se la Rai confermasse, eventualmemte avviando un'inchiesta interna per accertare le eventuali responsabilità.

La Rai smentisce: "Nessuna discriminazione"

La risposta dell'azienda di servizio pubblico è arrivata puntuale, pochi giorni fa, smentendo in toto la versione fornita dalla conduttrice. La Rai chiarisce che l'anno successivo alla maternità è stato quello di avvicinamento al Festival di Sanremo targato Clerici, anno 2010, ed anche che nell'aprile 2009 la conduttrice abbia avuto spazio per ben nove puntate di Ti Lascio Una Canzone. Un trattamento che si ritiene ben lontano da quello che potrebbe prefigurare un allontanamento, tuttalpiù considerando, come viene specificato nella nota ufficiale Rai "come sia prassi lasciare la conduzione di programmi quotidiani in relazione alla gravosità dell’impegno per la preparazione del Festival". Medesima prassi, in effetti, si può riscontrare in quanto accaduto lo scorso anno per Carlo Conti, sostituito pro tempore da Frizzi al comando de L'Eredità.

Dietrofront di Anzaldi

Di fronte ad una risposta ufficiale e così dettagliata Anzaldi ha dovuto prendere atto e dunque contestare l'atteggiamento della Clerici, come riportato da Il Fatto Quotidiano: "La risposta di Viale Mazzini rivela che le cose non stanno come raccontate dalla Clerici. Di fronte alle accuse della conduttrice ho ritenuto opportuno chiedere spiegazioni rispetto ad una sgradevole vicenda che avrebbe potuto configurare una grave violazione dei diritti delle donne in maternità, per di più in un’azienda pubblica”. Infine la conclusione di Anzaldi, che si rivela un duro attacco alla conduttrice:

La risposta dei vertici Rai, arrivata con un atto ufficiale e non con un’intervista sconfessa la ricostruzione di questa ricca signora che ha provato, con scarso successo, a recitare la parte della vittima

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