Da diverse ore Gene Gnocchi è al centro di una polemica di enormi proporzioni relativa ad una battuta pronunciata nella consueta anteprima del talk show politico "diMartedì", condotto da Giovanni Floris. Il comico di Fidenza, nello spazio che ricopre dall'inizio di questa stagione televisiva, ha segnato il suo monologo con una battuta satirica su Giorgia Meloni, leader del partito Fratelli d'Italia, che ha coinvolto Claretta Petacci, amante di Benito Mussolini, giustiziata dai partigiani insieme al Duce. Il riferimento (qui il video dal minuto 28 circa) era ad un'immagine spesso utilizzata dalla Meloni sulle sue pagine social che ritrae un maiale per le strade di Roma, come a voler rimarcare lo stato di sporcizia della capitale

La Meloni continua a pubblicare foto e video di questo maiale in giro per Roma. Deve essere il suo maiale che le è scappato, diamole una mano a trovarlo. È un maiale femmina, si chiama Claretta Petacci

Pesanti critiche a Gene Gnocchi.

Non c'è bisogno di spiegare l'intento della battuta, che con il riferimento a Claretta Petacci vuole isolare ironicamente l'area politica di riferimento della Meloni, con un richiamo al periodo fascista. Ferocissime sono state le critiche (lo si può intuire dando uno sguardo approssimativo a Twitter, dove il comico è tra i trend) indirizzate a Gnocchi e alla rete di proprietà di Urbano Cairo, nonché alla trasmissione stessa, fino alla richiesta di chiudere in tronco la collaborazione con il comico, al quale viene contestata la comparazione di una donna fucilata senza condanna alcuna ad un maiale. Al momento nessun commento da parte di Gnocchi e dai responsabili della rete.

Clara Petacci, giustiziata insieme a Benito Mussolini.

La vicenda di Claretta Petacci e della sua morte è un tema fortemente discusso e controverso da un punto di vista storiografico. Stando alla versione accreditata come ufficiale, il 28 aprile 1945 la donna, amante di Benito Mussolini, venne fucilata perché tentò di opporsi all'esecuzione del dittatore. Il giorno dopo le esecuzioni, i corpi di Mussolini e Petacci furono appesi per i piedi alla pensilina del distributore di carburanti Esso in ppiazzale Loreto, a Milano. Le fonti storiche raccontano che il cappellano dei partigiani, don Pollarolo, di sua iniziativa fissò con una spilla da balia la gonna per fissarla al corpo della donna. Altrettanto discussa e controversa fu la vicenda della sepoltura del corpo, rimasto inumato presso il cimitero Maggiore di Milano in forma anonima, per evitare oltraggi, fino al 1956, quando il corpo riesumato venne trasportato nell'edicola di famiglia presso il cimitero di Roma.