Renato Zero, ospite a “Domenica In”, viene accolto in studi con un’ovazione. Il cantante è reduce dal successo di “Arenà” e, incassati gli applausi, si rivolge al conduttore Pippo Baudo: “Hai speso bene i tuoi soldi”. La frase, pronunciata con il sorriso, fotografa la consapevolezza di essere diventato un genio della musica, un uomo riconosciuto dalle platee per l’enorme servizio apportato a tutti quelli che hanno amato e continuano ad amare le sue canzoni. Francini e Baudo si uniscono agli applausi, ma è il piacere di Renato quello che risulta più evidente: “Volevo venire qui, mi sono fiondato col paracadute”.

L’entusiasmo dei fan – i “sorcini” di Renato – è evidente tanto che il conduttore chiede all’artista da dove derivi questo affetto e il perché di questo nome inusuale

Loro stanno per laurearsi. Hanno studiato tutto. Il termine “sorcini” è nato per caso. Ero in Versilia e c’erano questi ragazzini che andavano in motorino. Chiesi a uno di loro di farmi fare un giro, e me lo permise. Quando sono andati via tutti insieme, io dissi: “Guarda, sembrano tutti sorcini”. Adesso siamo nell’era del passaparola. Tutto si diffonde velocemente (si riferisce alla rete, ndr) e da quel momento il nome è rimasto.

L’intervista del pubblico di “Domenica In”.

A intervistare Renato è il pubblico di “Domenica In”. Tante sono state le domande poste all’artista, sulla sua vita e soprattutto sulla sua carriera. Sul Renato privato, il nonno, il cantante racconta

Essere nonno è il prodotto di quello che hai ricevuto dai tuoi genitori. Essere bravo significa aver apprezzato le lezioni che ho ricevuto. La carezza è un gesto spontaneo che serve a tranquillizzare il bambino, serve a non spaventarlo di fronte ai telegiornali. Queste maestre che picchiano i bambini negli asili hanno rubato la loro ricchezza.

Zero è reduce dal successo straordinario di “Arenà”, ma tutta la sua lunga carriera è stata costellata di primati. Quando gli chiedono che cosa ispiri i suoi successi, racconta

Ho iniziato a osservare molto prima di trascrivere. Cerco di trovare delle similitudini, di capire il mio pubblico e mettere le loro storie in musica. L’artista deve rimuovere le ombre che ognuno ha nella propria vita. In quest’epoca bisogna essere partecipi. Dobbiamo essere presenti nelle tragedie, essere con quelle ragazze che sono morte in quei pullman in spagna. Abbiamo confuso i drammi televisivi nella violenza vera, questo non lo accetto. Con questo album invito tutti a scendere in piazza per riguadagnarcela. Ricordiamoci che siamo tutti italiani, tutti operai.