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Olimpiadi che Rai, Olimpiadi che perdi

A pochi mesi dai giochi olimpici la corsa alla promozione è ferma al palo: Sky corre a mille, la Rai, sì svantaggiata in partenza, quasi si rifiuta di partire. Nel frattempo Mtv, senza volerlo, le fa da traino con Lo sport è la mia vita.

Olimpiadi che Rai, Olimpiadi che perdi.

Da qualche tempo Mtv si fa promotrice di un appuntamento quotidiano con lo sport, incollato nello spazio dedicato alle news. Ne Lo sport è la mia vita si raccontano storie di adolescenze e giovinezze interamente dedicate ad una disciplina sportiva, che solitamente non fa parte del circuito delle più celebri e praticate nel nostro paese. Ha raccontato, spesso, anche di ragazzi che pian piano si avvicinano ai prossimi giochi olimpici, o che comunque guardano a quell’obiettivo. Si vedono le consultazioni con medici e dietologi vari, i programmi d’allenamento, si racconta in che modo si riescano a gestire i vari impegni. Si finisce anche per parlare di doping, anche se in maniera un po’ evasiva, trattando di striscio l’argomento a sfondo politically correct. Ma lo si fa.Indipendentemente da questo, le storie di Mtv non sorprendono per la collocazione, la rete giovanile utilizza questo tipo di format da molto tempo per concentrarsi su storie diverse.

Sorprende che Mtv stia facendo il traino per le olimpiadi al posto di chi le olimpiadi si troverà a trasmetterle. A paragone con Sky, la Rai risulta pressoché non pervenuta in questa corsa. La prima promuove i giochi olimpici come stimolo all’abbonamento da un anno e mezzo, Fiona May sarà la commentatrice e lo scorso luglio comparivano sue interviste sui mensili inviati ai clienti per stuzzicare l’idea di rinnovare. Inoltre si stanno impegnando a bombardare gli spettatori con spot degni delle loro campagne pubblicitarie, che fanno pure il giro del web.

E la Rai che fa? Si prodiga  nelle reclame sterili di mera promozione, in cui il solo filo narrativo è che ci saranno le olimpiadi e che le trasmetterà, punto! Nessun tentativo di stuzzicare lo spettatore, quando si sa che le olimpiadi non sono gli europei di calcio, ma un evento cui si deve essere spinti, se non altro perché vanno in scena ad agosto, nel pieno delle vacanze. Proporrei, visto il disinteresse per la sponsorizzazione, di risparmiare danaro in grafica e tutto ciò che ne deriva; un bel nero di sfondo e una scritta in bianco che segua più o meno questo formato:

Purtroppo dobbiamo accollarci questo peso, ci spiacerà togliere tempo ai film di Totò e Fabrizi di primo mattino o alle repliche del maresciallo Rocca che solitamente riempiono i nostri pomeriggi estivi, ma a malincuore dobbiamo mandare ‘ste olimpiadi qua. Chiediamo scusa ai telespettatori, siamo obbligati.

Mtv non ha olimpiadi da trasmettere e soprattutto è concentrata molto di più sull’organizzazione globale della vita di uno sportivo adolescente, piuttosto che sullo sport stesso. Ma è un esempio sostenibile per il servizio pubblico, che avrebbe dovuto provare a seguire da lontano la questione e tentare di abbigliarsi in maniera più attraente verso il pubblico, a differenza del solito. Non meno importante sarebbe stato seguire meglio il web e il modo in cui si muove, visto e considerato che avere un contatto Facebook e uno Twitter non fa più curriculum per un programma Tv, mentre quelli Rai lo annunciano da poco con vivo entusiasmo. Come capire solo oggi, e non serve più a niente, che apprendere l’inglese sia una cosa importante. Lo spot di Sky (in alto), fatta eccezione per i Sigur Ros stufi di essere sfruttati come tappeto musicale  per qualunque cosa, dal Sanremo della Clerici alle pubblicità per i detersivi, è un esempio didascalico ma calcolato per promuovere stimolando colui che guarda.

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