Romano, classe 1990, faccia sveglia e temperamento da Iena. È Nicolò De Devitiis uno dei volti di punta del noto programma targato Davide Parenti, che da primo bike blogger italiano è stato prima assoldato nella squadra di Italia1 e poi in quella di Sky Sport, accanto alla bellissima Diletta Leotta. Pochi mesi fa ha subito un'aggressione durante la realizzazione di un servizio per Le Iene, a causa della quale ha dovuto trascorrere una lunga convalescenza a letto. "Ho ottimizzato il tempo, ho studiato dizione e guardato programmi che potessero servirmi come fonte di ispirazione: quelli di Fiorello, Cattelan e Jimmy Fallon" ha dichiarato a Fanpage.it, commentando il duro periodo di fermo e di lontananza dalle telecamere.

Qualche domanda a Nicolò De Devitiis, per capire meglio come ci sente a vestire i panni di una Iena e come si riesce a realizzare un servizio ‘scomodo' come quello dei secondary ticket del concerto dei Coldplay. Un modo per conoscerlo più da vicino e per capire cosa vuole fare ‘da grande', ora che il suo percorso nel mondo dello spettacolo sembra ormai segnato.

Ciao Nicolò, come si diventa una Iena?

Innanzitutto, serve determinazione. Se non sei determinato, non puoi sopravvivere ai ritmi di un programma come “Le Iene”. A volte dedichi anche mesi alla realizzazione di un servizio, si lavora tutti i giorni a tutte le ore, e in ogni condizione. Secondo ingrediente: prontezza. Una “fisica”, ossia essere sempre pronti e reperibili per partire e andare a girare a qualsiasi ora del giorno e della notte. L’altra “creativa”, perché bisogna essere pronti anche a ribattere, avere la battuta sempre pronta quando non sai chi ti trovi davanti come può reagire. Inoltre, forza di volontà e mai perdersi d’animo. A dispetto di ciò che si potrebbe pensare il lavoro è continuo e non si vive di rendita. Per esempio, dopo un servizio ben riuscito, bisogna rincominciare alzando sempre più l’asticella, cercando di superarsi. Nella pratica: basta prendere tutte queste cose, mettersi in giacca e cravatta e provare a fare un servizio (ndr, sorride).

Ma tu come hai iniziato?

Quando lavoravo in un negozio, spesso era mio cliente un inviato del programma. Un giorno quando l’ho incontrato per strada, ho preso coraggio e gli ho proposto un’idea per Le Iene. Così, pensando potessi essere la persona giusta, forse anche solo per la mia “faccia tosta” (da paraculo disse, però! – ride, ndr), mi ha messo in contatto con la redazione, ho fatto una prova e oggi eccomi qua.

Sei anche il primo bike blogger italiano. Le due nature si sposano bene?

Non tanto, perché andare in bicicletta con la giacca e la cravatta è faticoso e si suda! (ndr, ride) A parte gli scherzi, per ora per forza di cose ho dovuto mettere un po’ da parte la mia passione per le bici per coltivare quest’altra, anche se però spesso, andando a lavoro in bici, riesco a coniugare le due cose.

Attualmente sei inviato, conduttore, influencer: da grande cosa vuoi fare? 

Mi piacerebbe un giorno fare il conduttore, avere un bel programma, magari uno show figo e importante. Il tutto però a tempo debito e senza bruciare le tappe… la strada è ancora lunga. Intanto mi dedico al massimo nel lavoro che sto svolgendo in questo momento con Le Iene, per il quale è necessario molto impegno e tanta costanza.

Per Sky lavori con Diletta Leotta. Sei consapevole di essere tra gli uomini più invidiati d'Italia? 

Mi trovo molto bene a lavorare con Diletta. L’anno scorso, con “Estate Mondiale”, ci siamo rodati e piano piano abbiamo trovato la nostra sintonia, anche perché eravamo già in diretta il giorno dopo esserci conosciuti. Adesso funzioniamo bene. Professionalmente, siamo una coppia ben assortita e c’è complicità. Oltre ad essere una bella ragazza, Diletta è molto alla mano e spontanea. Questo è quello che apprezzo di più di lei.

Qual è il servizio che credi ti sia riuscito meglio? 

Anche se a dirti la verità io sono affezionato un po’ a tutti i servizi che faccio, ti dico che quest’anno il servizio che credo mi sia “riuscito meglio” è quello sull’arbitro Rizzoli: sono riuscito a far fare a un signor arbitro la moviola di se stesso su un suo presunto errore arbitrale.  È una cosa che ha destato molto clamore, proprio perché insolita. Uno che mi è rimasto particolarmente nel cuore è quello in cui ho fatto diventare dei bambini di quinta elementare delle piccole Iene. Dovevano rivolgere delle domande ai calciatori come fosse il vecchio esame di quinta. Sentivo una grande responsabilità nei loro confronti, soprattutto per le cose più semplici, come dar loro la merenda al pomeriggio o pranzare al Mc Donald, per poi portarli in giro per i campi sportivi. Mi ero procurato anche coperta e iPad, in caso avessero freddo o si annoiassero. Adesso sto lavorando a un nuovo servizio riguardo una scuola calcio per bambini disabili che si chiama INSUPERABILI. Secondo me sarà davvero bello.

Ci dici, in particolare, come hai costruito il servizio del secondary ticketing del Tour Coldplay? 

Semplicemente, come tanti ragazzi della mia età, volevo andare al concerto e mi venne l’idea di registrare lo schermo, prevedendo che i biglietti, come succede spesso, dopo 10 minuti sparissero. Così è successo e ho deciso di far partire il servizio. Mi è arrivata una segnalazione e da lì abbiamo aperto questo vaso di Pandora, per il quale, però, non è stata ancora trovata una vera soluzione. Spero di poter tornare a parlarne per approfondire il discorso.

Qualche mese fa sei rimasto vittima di un'aggressione durante un servizio. Ti ha segnato molto da un punto di vista psicologico? 

È stato l’ennesimo sprone per tornare con ancora più grinta a fare il mio mestiere. Ho cercato di prenderla con il sorriso, perché comunque sarei dovuto rimanere bloccato a letto in ogni caso e non avrebbe avuto senso arrabbiarsi. Ho deciso, quindi, di ottimizzare il tempo: ho fatto dei corsi di dizione, ho letto molto, ho guardato tutti i programmi televisivi che potessero risultarmi utili per approfondire diversi stili di conduzione. Ad esempio ho guardato quelli di Fiorello, Cattelan, Jimmy Fallon. Dopo essere stato fermo mezza stagione, adesso che mi sono ripreso del tutto, sono più carico di prima.

Sei un volto giovane e hai deciso di rimanere in Italia a giocartela. Di cosa sei grato al tuo Paese?

Sono grato per personaggi come Pippo Baudo, Giancarlo Magalli e Gianni Morandi (ndr, sorride), ma soprattutto perché esiste un programma come Le Iene, che ogni giorno mi dà una nuova opportunità.