Marino Bartoletti si dà ai ricordi con un lungo post su Facebook celebrativo dei 25 anni di Quelli che il calcio, la sua creatura televisiva più riuiscita. Il giornalista Rai, fa gli auguri ai nuovi conduttori Luca e Paolo raccontando la storia della nascita del programma, che giunse su Rai3 con aspettative piuttosto basse, prima di rivelarsi uno dei più fortunati degli ultimi 25 anni. Pur non nascondendo una leggera amarezza per non essere stato più invitato nel programma. Oggi tuttavia Fabio Fazio, ospite della trasmissione, ha ricordato e ringraziato Bartoletti, che racconta

Domani andrà in onda la prima puntata della 25esima edizione di “Quelli che il Calcio”. Non pretendo, né mi aspetto, che qualcuno faccia gli auguri a me e a Fabio: allora li faccio io di, cuore, ai due nuovi, bravissimi conduttori e a tutto il loro staff
Ho sempre detto che un giorno racconterò la “vera storia” di “Quelli che”, trasmissione che considero il mio “figlio” televisivo più bello (quello cartaceo è ovviamente il “Guerin Sportivo”). Nel settembre del 1993, in questi giorni, stavamo tirando le fila di un’estate complicatissima in cui prima a me e a Bruno Voglino, e poi a me e a Nino Criscenti (che gli era succeduto perché Voglino era stato “promosso” alla radio), tutti avevano detto di no per la conduzione (io mi ero ritagliato il ruolo di play maker chiedendo a Carlo Sassi, guru della moviola, ma soprattutto dell’integrità calcistica, di affiancarmi nella tolda di comando della parte pallonara). Il progetto, che conservo ancora nella versione originale (ora si chiamerebbe abstract), lo avevo depositato scritto a macchina sulla scrivania di Angelo Guglielmi, leggendario Direttore di Rai Tre, fin da gennaio: erano poche paginette. Mi esortò a lavorarci con Voglino, vero genio della tv per la parte creativa e, per la parte tecnica, con Luigi Muccino (padre prezioso di figli poi diventati celebri e purtroppo un po’ litigiosi). Scorrendo la mia proposta dei tre possibili nomi per la conduzione, Guglielmi solo su uno si impuntò: quello di Fabio Fazio che, sentenziò, “non avrebbe mai bucato il video” (come direbbe Lotito: “Quandoque bonus dormitat Homerus”). Incassato anche l’ultimo no – quello di Gianni Morandi – andammo a bussare per disperazione persino alla porta di Dario Fo al Festival di Spoleto dove stava rappresentando “Il Mistero buffo”. “Spiegaglielo tu Marino di cosa parliamo” mi intimò Guglielmi. Dario ascoltava curioso e divertito. Ma non parlava. Franca Rame, rompendo l’imbarazzo, prese in pugno la situazione e sentenziò: ”Il mio Dario una stronzata così non la farà mai”! Forse aveva ragione… Quattro anni dopo avrebbe vinto il Nobel
E così, per esclusione toccò a Fabio: che fece la fortuna della trasmissione (e di cui, probabilmente, la trasmissione fece la fortuna). “Tanto non andrete oltre il 5% di share, ma per Rai Tre va bene così” disse Guglielmi. La puntata d’esordio fece un inaspettato 10%. Alla fine del primo anno facemmo più del 20% di media. Dopo quattro anni ci guardavamo imbronciati quando scendevamo sotto il 35% (cinque-sei milioni di telespettatori a settimana: più di “Domenica In” e di “Buona Domenica” messe assieme). Dovemmo traslocare da Rai Tre a Rai Due perché la “terza rete”, nell’ecosistema dei palinsesti Rai, non poteva permettersi un ascolto così esagerato.
Il resto furono divertimento, leggerezza, simpatia, allegria, la maniera mai vista prima (né credo dopo) di raccontare il calcio. Il regista Paolo Beldì guidava la nave – con criteri “artistici” rimasti storici – come un finto scimunito: ma non sbagliava mai nulla. E poi Idris, Takaide, Everardo, Suor Paola, Massimo Alfredo Giuseppe Maria, Van Wood, Don Lurio, l’allampanato Paolo Brosio liberatosi dai tram di Emilio Fede, le vette artistiche mai più raggiunte di Teo Teocoli e di Anna Marchesini…. Ho i miei ricordi: tanti. Immagino che anche chi legge ne avrà qualcuno
Fabio ed io lasciammo nel maggio del 2001 dopo le prime otto edizioni, lui per andare a Telemontecarlo, io per incompatibilità con chi aveva preso il suo posto. La nostra ultima puntata fece il 53%! Cioè la guardò mezza Italia! In quello studio non ci ho più rimesso piede: né nessuno mi ha mai più invitato
Non mi aspetto né medaglie, né mazzi di fiori. Mi tengo il piccolo orgoglio di essermi battuto perché questa trasmissione nascesse. E fosse così bella.