Nel 2015, in occasione della messa in onda della prima puntata della fiction "1992" di Stefano Accorsi (nella quale viene più volte citato), il Fatto Quotidiano ha intervistato Gianni Boncompagni, storico autore e regista di "Non è la Rai". A poche ore dalla sua morte, è impossibile non fare un tuffo nel passando, ripercorrendo gli albori di quella tv teen, che in poco tempo divenne il punto di riferimento di milioni di adolescenti.

È vero che c'era un'emulazione pazzesca. Le ragazze erano tutte vestite uguali, e naturalmente gli sponsor facevano a gara per darci i vestiti. Però nessuna ragazzina poteva dire una cosa del genere, manco sapevano cosa volesse dire lo spirito critico. E non avevano nemmeno sensi di colpa: si divertivano e basta.

Il mito dell'auricolare, la prima conduzione a distanza.

E fu proprio negli studi del Palatino in Roma che nacque il mito dell'auricolare. Di fatto, Boncompagni decise di affidare l'intero programma ad una giovanissima Ambra Angiolini, alla quale si legò indissolubilmente tramite un paio di auricolari. La leggenda della prima conduzione a distanza prese vita a poco a poco, sebbene entrambi smentissero ciclicamente. Poi l'ammissione. Ed è così che il noto regista ne spiegò la genesi, appena due anni fa

Non ricordo bene come andò. Ricordo solo che da Mediaset all'inizio mi ammollarono Bonolis che aveva già il contratto, ma io lo detestavo allora come lo detesto oggi. Non gli feci fare niente e dopo un anno misi Ambra al posto suo, con gli auricolari. Tutti credevano che io suggerissi le battute, invece le dicevo delle cose tremende, irriferibili, e lei doveva fare finta di nulla.

Già allora, però, fu verificabile quanto le parole di Boncompagni non fossero solo un elemento di disturbo per la ‘radiocomandata' Ambra. Piero Chiambretti si prese la briga di intercettarli, dimostrando quanto il collegamento continuo contaminasse al conduzione stessa

"Sei ovunque", il saluto di Ambra Angiolini.

Il saluto di Ambra Angiolini, a poche ore dalla morte di Gianni Boncompagni, non poteva che essere speciale. La storia che li ha tenuti uniti a livello televisivo attraverso un filo invisibile ha segnato le loro vite e quelle dei milioni di ragazzi che di Non è la Rai hanno fatto il manifesto della loro adolescenza.

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