L’ 8 aprile 1972, andava in onda lo sceneggiato “Le avventure di Pinocchio”, diretto da Luigi Comencini e basato sull’omonimo romanzo di Carlo Collodi, del 1883. Il grande regista lombardo racconta la storia – in 5 puntate – del celebre burattino, impersonato da Andrea Balestri,  e di Geppetto, interpretato dall’indimenticabile Nino Manfredi. Comencini ci riporta nel Granducato di Toscana, alla metà del 19°secolo, dove il falegname decide di fabbricare un burattino di legno, con un ciocco regalatogli da Mastro Ciliegia, e considerarlo un po’ come il figlio che non ha mai avuto. Una notte, lo spirito di sua moglie entra in casa e lo trasforma in un bimbo vero. Da quel momento, inizieranno le sue avventure dall’incontro con il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco, la Fata Turchina e Lucignolo, fino a quando viene inghiottito dal Pescecane “grande quanto una balena”.

 Le principali differenze con il romanzo originale.

Non è un mistero, il fatto che Comencini si sia preso parecchie “licenze registiche”, discostandosi non poco dal romanzo originale. Tra le differenze più lampanti, c’è il fatto che Pinocchio è interpretato da un bambino vero e, solo in alcune scene, viene ritrasformato in burattino (quando viene punito o salvato dalla Fata Turchina). Inoltre, tutti i personaggi che nel libro sono rappresentati come animali, nel film sono interpretati da attori in carne ed ossa – vedi il Gatto e la Volpe  – e solo nel trucco ricordano gli animali di riferimento. Fa eccezione il Grillo Parlante, che è un animaletto ma, a differenza di quanto accade nel libro (e nel famoso film d’animazione Disney, del 1940), Pinocchio lo uccide con una padellata, stanco delle sue continue interferenze, e non ricomparirà più. Altra differenza, riguarda il finale. Nello sceneggiato, Pinocchio si trasforma in un bimbo vero quando si trova ancora nella pancia del pescecane gigante, invece nel romanzo il burattino viene trasformato per aver aiutato Geppetto e la Fata Turchina.

 Gli ingredienti del successo.

Il successo dello sceneggiato fu, comunque, clamoroso. C’è da dire che Comencini, noto come grande perfezionista e fenomenale creatore di film a tematica adolescenziale, costruì un mosaico impeccabile. Il regista riuscì a dare la sua impronta poetica, seppur dando al racconto di Collodi maggiore realismo e significati morali importanti. I punti di forza assoluti del progetto sono: la sceneggiatura, scritta a quattro mani con Suso Cecchi D’Amico; il cast straordinario, composto – oltre che dal piccolo Balestrieri e Nino Manfredi – da Gina Lollobrigida (la Fata Turchina), Franco Franchi (il Gatto), Ciccio Ingrassia (la Volpe), Lionel Stender (Mangiafoco), Domenico Santoro (Lucignolo), l’immenso Vittorio De Sica (il giudice) e poi la colonna sonora, composta da Fiorenzo Carpi. Insomma,  se a 45 anni di distanza, “Le avventure di Pinocchio” ci tiene sempre incollati alla tv come se fosse la prima volta, vuole dire che il pubblico ha ancora voglia di emozioni semplici, vere e universali.