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L’economia in tv può ridursi ad un semplice “stiamo bene” o “stiamo male?”

L'argomento spinoso vede la maggior parte dei telespettatori rapportarsi in maniera passiva e acritica, così chiunque può parlarne con credibilità. L'ignoranza è una colpa, ma in questo caso limitata. Le Tv potrebbero fare di più per aiutarci a capire.

L'economia in tv può ridursi ad un semplice

Parlare di economia in Tv è evidentemente cosa complicatissima. Probabile che il tutto si sia ancor più aggravato di pari passo con l’intensificarsi di una crisi che si è riversata su di noi, più che altro che forse ci siamo gettati addosso. Quello che interessa è l’impossibilità di affrontare una discussione prettamente economica che voglia avere uno scopo divulgativo, per fare in modo che il telespettatore riesca ad andare oltre la separazione manichea tra lo “stiamo andando bene” o “stiamo andando male”.

E’ per la medesima logica che in Tv, quando se ne chiede l’intervento, una massa consistente di personaggi riesce con difficoltà a fare un discorso che sia veramente consistente. Principalmente per tre motivi:

  1. l’economia è un flusso continuo narrabile tramite un’infinità di fattori, anche lontani di anni da noi, che non sarebbero riassumibili nemmeno in un paio di esami universitari;
  2. molti conoscono sommariamente  le vicende di questo flusso continuo e ne citano i passaggi come si trattasse di cose palesemente da tutti conosciute;
  3. il telespettatore, in ogni caso, non ha mezzi fattivi per poter apporre un giudizio critico alla più parte delle questioni esposte.

Ne viene fuori una situazione nella quale chiunque potrebbe dire non importa cosa, asserirlo con una certa sicumera ed espressione convinta, tanto che il telespettatore, più che crederci, finisca per dargli ragione nell’impossibilità di esprimere un contraddittorio. A ben pensarci, accade lo stesso per la storia (che di certo con l’economia cammina di pari passo), ma va detto che per educazione generica il popolo è “sommariamente” più erudito su questo tema. La conclusione finalmente è che in Tv chiunque possa diventare profeta, attribuirsi un “Noi l’avevamo detto”. Personaggi di partito si siedono nei salotti della Tv e citano leggi che avrebbero proposto, tirando in ballo numeri e cifre citate con una tale apparente attendibilità da essere incontrovertibili.

Noi del partito tal dei tali, insieme all’altro partito dei quali, abbiamo presentato una proposta in parlamento che risolverebbe semplicemente la questione.

E allora uno al palesarsi di ogni gruppo parlamentare dei tali congiunto ad uno dei quali si convince del fatto che perbacco quelli hanno ragione, che aspettano a dargliela?! A conti fatti esisterà di certo un sistema secondo il quale i tali del partito dei tali, ferrati o meno in materia che siano, si impegnano a dare copertura dei talk show delle principali emittenti, così da simulare presenza, interesse. Se non fossimo sostanzialmente convinti di questo, cioè di un evidente e cercato immobilismo politico, ci staremmo davvero chiedendo come sia possibile che quelle riforme non vengano approvate tutte: in un paio di anni saremmo fuori dai guai. Una proposta sarebbe quella di invitare le Tv a pensare ad un glossario, un bugiardino o se si vuole una sorta di Bignami virtuale da consegnare al cittadino, così da comprendere e possibilmente analizzare in che direzione si muova un’economia che non compete a noi comuni mortali, ma che ci sta ugualmente sfiancando.

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