Il titolo completo era Holly e Benji, due fuoriclasse, ma la formula Holly e Benji è sempre valsa come efficace parte per il tutto. Il cartone animato sul calcio che ha fatto sognare intere generazioni di bambini e adolescenti andava in onda, per la prima volta in Italia, 30 anni fa: era il 19 luglio del 1986 e la rete di trasmissione era ed è rimasta la stessa, ovvero Italia 1. Chi scrive 30 anni nemmeno ce li ha, eppure Holly e Benji è stato senza dubbio il cartone di riferimento della propria infanzia, uno scettro conteso solo, a tratti, con Dragon Ball. Il cartone diretto da Hiroyoshi Mitsunobu e Isamu Imakake, tratto dal manga di Yoichi Takahashi, riuscì nell'impresa di imporre la visione del calcio orientale, storicamente meno solida e autorevole di quella europea o sudamericana, come dominante e ufficiale. Una vulgata decisamente distante dai valori e i rapporti di forza che governavano il mondo del pallone in quegli anni e ancora oggi.

I "falsi" calcistici in Holly e Benji.

Sono tante le curiosità nel mondo di guardare al mondo del calcio in Holly e Benji che fanno sorridere: il Giappone, molto più quotato calcisticamente di quanto realmente fosse, puntava nientemeno che alla Coppa del Mondo, il Brasile era inteso come patria del calcio non solo per la notorietà della sua selezione nazionale, ma anche per il valore dei suoi campionati di club (il sogno di Holly è andare a giocare proprio in Brasile, quando si sa che i più grandi campioni sudamericani, ieri come oggi, ambivano ai club europei per trovare definitiva consacrazione); l'Inghilterra descritta come molto più autorevole di quanto fosse (specie in quegli anni) e c'era una quasi totale disattenzione per quelli che erano invece i due campionati più ambiti, l'italiano e lo spagnolo.

Quel campo in discesa che non finiva mai.

Nella sua straordinarietà narrativa, il mito di Holly e Benji ha agevolmente sovvertito buona parte delle leggi della fisica, inserendo in un contesto come quello del calcio acrobazie, trick, giocate contrarie ad ogni logica, che pure si sono incastrate nell'immaginrio collettivo diventando dei veri e propri riferimenti culturali, se non altro perché estremizzazioni affini alla cultura del manga giapponese, che in quegli anni imperversava. La catapulta infernale dei gemelli Derrick, le rovesciate a decine di metri d'altezza di Holly, i salti di Ed Warner che definire felini sarebbe un eufemismo, la forza sovraumana di Mark Lenders che trova nella sua rabbia giovanile la ragion d'essere. E poi quel pallone che puntualmente rompe le reti, il campo in discesa che i protagonisti col pallone al piede percorrevano all'infinito, oltre al celeberrimo tiro a due di Tom Becker e Holly, simbolo della loro simbiosi calcistica e uamana.

La sigla di Holly e Benji, in Francia e Spagna è quella di Lupin.

Curioso il caso della sigla di Holly e Benji, che ha avuto una storia diversa a seconda dei paesi europei in cui è stata esportata. Mentre in Italia la canzone d'apertura del cartone è regolarmente cantata da Cristina D'Avena, in paesi come Francia e Spagna si è verificato un caso strano ma identico, ovvero che la sigla di Olive et Tom e Super Campeones (rispettivamente gli equivalenti francese e spagnolo di Holly e Benji) è basata su musiche che invece qui in Italia sono state utilizzate per la sigla di Lupin. Notizie che, dopo anni di convinzioni, possono distruggere un'infanzia.

La trama del cartone.

Qualora qualche sciagurato non conoscesse ancora la trama di Holly e Benji, ecco un rapido sunto: la storia parla di un ragazzino giapponese, Oliver Hutton, soprannominato "Holly", il cui obiettivo è vincere il Campionato mondiale di calcio. Figlio di un capitano di navi e di una casalinga, Holly si trasferisce nella città di Fujisawa quando sta per iniziare l'ultimo anno delle elementari.In questa città esistono due scuole,la Newppy (pubblica) e la St. Francis (privata). Dopo aver conosciuto Bruce Harper, capitano della squadra delle elementari Newppy,ed alcuni dei componenti della squadra,decide di iscriversi nell'omonima scuola e di sfidare il portiere della rivale Saint Francis, Benji Price, che gode della fama di essere pressoché imbattibile, fama che appunto terminerà per colpa di Holly. Nel giorno della sfida, Holly conosce Roberto Sevinho, ilsuo mentore calcistico, la cui carriera è naufragata anche per dei problemi di alcolismo (con il pizzico necessario di ironia, c'è chi nel corso del tempo non ha visto di buon occhio la particolare vicinanza tra Roberto e la madre di Holly).