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Fastidio, l’unica Reazione a catena

Con l'estate ritorna su RaiUno, prima di cena, Reazione a catena. E' un quiz valido, come il suo equivalente invernale, che vive di una discontinuità con le capacità del suo conduttore, poco adatto al ruolo in cui dovrebbe calarsi.

Fastidio, l'unica Reazione a catena.

A fronte del palinsesto autunnale di Raiuno che conferma a spada tratta la medesima composizione e collocazione dei game show di Raiuno, è sempre più netta l’incongruenza  che essi vivono rispetto ai loro presentatori. Sì perché c’è da ammetterlo, anche se può sembrare strano a dirsi in un periodo in cui la Tv pubblica è “Raietta” dai più, che i giochi selezionati da Raiuno sono popolari con merito, in quanto intelligenti. L’eredità fa segnare da qualche anno il primato assoluto in quella fascia oraria, soprattutto per la presenza dell’immarcescibile gioco finale de La ghigliottina. Con la sua fama, funge anche e soprattutto da sostegno agli ascolti del Tg1. Inoltre, chissà se per pura fortuna o determinazione, anche l’equivalente estivo, Reazione a catena, risulta essere un quiz stimolante per spettatori di ogni fascia, culturale ed anagrafica, oltre che divertente.

Persiste un problema di fondo: perché quei conduttori? Passi l’oramai bistrattato Carlo Conti, del quale più volte s’è tentato di analizzare l’alchimia, il calcolo matematico grazie al quale riuscisse ad essere dovunque, che gli concedesse l’ubiquità. Si pensa che sia anche un po’ vittima di Raiuno, visti i format che gli impongono, come Tale e quale, caratterizzati da carrellate di troppi ospiti troppo inutili a soffocare delle doti che, se ci sono, non hanno possibilità di essere messe in mostra. Proviamo invece a tracciare un profilo di Pino Insegno, oramai da due anni alla conduzione di Reazione a catena. La confusione si palesa subito: nasce comico, cresce doppiatore, staziona come presentatore. Di certo, la cosa che meglio gli viene delle tre è la seconda. La prima e la terza dovrebbero collimare nelle sue prestazioni televisive, solo che a vederlo in azione si percepisce qualche difficoltà.

Beninteso, non accade nulla di scandaloso nei tardi pomeriggi estivi di RaiUno, solo che Pino è totalmente scollato dalla situazione in cui dovrebbe calarsi. Fa battute e nessuno ride, ogni tanto qualche citazione a metà, che non si percepisce; soprattutto non funziona nell’operazione delicata di prendere in giro i concorrenti senza che ne risentano, ABC dei quiz. Quando prova a scherzare su un loro errore sembra quasi che li stia rimproverando e se tenta l’ironia genera sovente il silenzio di reazione ad una cosa che non suscita risata. Ecco, la questione è che Pino Insegno non è simpatico, almeno non nella forma che è richiesta per condurre un quiz show. Dover scindere il gioco dal presentatore provoca non poco fastidio. Forse in altri luoghi televisivi Insegno potrebbe far meglio, di questo non si dubita (così come non si è certi), ma per un’anomala  logica, negli ultimi anni il quiz è divenuto un marchio impresso sul suo pedigree.

La Rai vince comunque negli ascolti contro Mediaset, dotata certamente di conduttori più validi (Flavio Insinna ha sostituito per l’estate un Gerry Scotti non troppo preso dalla sua virtuale nomination alla successione politica di Silvio, quello nazionale), ma incapace da qualche anno a trovare un formato di quiz pre serale realmente convincente.

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