E' un lunedì di fine settembre, è da poco passata la mezzanotte. Milano si sta concedendo una di quelle serate fatte di gente ancora in strada pronte a godere du quell'autunno che tarda ad arrivare. In un salottino c'è un gruppo di amici che si trascina verso gli ultimi scampoli di serata prima di andare a letto. Al centro della comitiva una voce tiene banco, racconta delle sue esperienze di autore televisivo: "Prima ero a Mediaset, ho fatto i grandi reality anche lì, poi sono passato in Rai". La voce è quella di uno degli autori di Pechino Express che commenta la puntata appena terminata. I presenti sono pregni di curiosità verso l'oratore, le domande sono tante: "Ma è tutto vero?", "Davvero puoi far dir loro tutto ciò che vuoi?", "Hai lavorato anche alla Iene e Striscia?". Lui non si scompone e con calma serafica rivela passo dopo passo come funziona il meccanismo dello show-biz: "No, certo che non possiamo far dir loro tutto ciò che vogliamo, per esempio non possiamo far dir loro frasi fasciste, sarebbe apologia". "Cosa potete fare, allora?" – chiede un'altra voce – "Ecco possiamo montare frasi che non hanno detto in quel contesto ovvero creare scene che altrimenti non avrebbero una chiusa come ho fatto per la puntata della settimana prossima di Pechino".

E continua: "No, non faccio le Iene o Striscia, a me quel tipo di televisione non piace". Nella registrazione ascoltata da Fanpage.it – di cui pubblichiamo un piccolo stralcio – c'è la spiegazione di come i reality siano dei prodotti creati a tavolino e che le interazioni tra i concorrenti siano, in realtà, parte di un copione – o come nel caso della puntata di Pechino di stasera frutto di un copia-incolla di frasi -. Niente di nuovo per chi mastica un po' di televisione ma una conferma ulteriore – laddove ce ne fosse ancora bisogno – che non è tutto reale ciò che è reality,

Buon ascolto…