La storia di Lucia Annibali, l'avvocatessa vittima dell'ex fidanzato Luca Varani che nel 2013 la fece sfregiare con dell'acido, diventerà un film per la tv prodotto dalla Rai, diretto da Luciano Manuzzi intitolato "Io ci sono" e tratto dall'omonimo libro Rizzoli scritto dalla stessa Annibali con la giornalista Giusi Fasano. A interpretare il ruolo di Lucia, è stata chiamata Cristiana Capotondi. L'attrice romana 35enne ha raccontato in una lunga intervista al Corriere della sera il difficile impegno nel calarsi in una storia così drammatica.

Lo scorso maggio, la Cassazione ha confermato la condanna di Varani a 20 anni di reclusione per tentato omicidio e il caso di Lucia è diventato un simbolo della lotta alle violenze. Per guarire il viso deturpato, ha dovuto sottoporsi a diciassette operazioni in tre anni. Un dolore inaudito e non solo fisico, quello che l'attrice ha dovuto raccontare, lavorando a strettissimo contatto con Lucia

I medici mi hanno spiegato che Lucia ha vissuto sofferenze fisiche e psicologiche fra le più difficili da immaginare, ma la sua vicenda conquista e commuove perché è una storia di riscatto. Lucia oggi si definisce una persona, e una donna, più bella e più libera di prima. A me, piace rappresentare il simbolo che è diventata. E mi piace pensare che molte donne che vivono relazioni difficili possano imparare a riconoscere i segnali di allarme che lei non ha visto. Sul set, commentando le scene in cui il suo ex le racconta bugie e le fa stalking, ed entrando noi due in uno scambio di confidenze più profonde, potevo dirle, con affetto, con il sorriso: "Ma perché?"

Cristiana Capotondi: "Tra me e Lucia è nata un'empatia"

Una prova decisamente impegnativa per la giovane diva romana, che però ha vissuto un'esperienza lavorativa straordinaria proprio in virtù della presenza della vera Annibali sul set.

Non so se dipende dalla leggerezza e dall’autoironia di Lucia o dall’empatia che si è creata fra noi, ma la sua presenza, al contrario, è stata utile: abbiamo cambiato battute su suo suggerimento, ci ha dato consigli tecnici. E averla accanto, sapere che tifava con fiducia affinché raccontassi bene la sua storia, mi ha fatto sentire con più forza le scene che giravo. È lo strano cortocircuito che si è creato su questo set, dove le Marche sembrano il centro di un mondo popolato da persone reali e da loro alter ego. Dove, se uno parla di Lucia, gli altri non sanno se guardare me o lei. Dove alcuni, come il suo avvocato, si sono trasformati in attori e interpretano anche se stessi. Dove ci ritroviamo tutti a cena assieme e tutti sentiamo che questo progetto ha una componente emotiva fortissima.

L'unico timore della Capotondi?"Di non rendere lo sturm und drang della storia. Sa quando si dice “la banalità del male”? L’aggressione era talmente stupida che credevo di non riuscire a stare in quella dinamica. Ma il trucco è stato dimenticarmi che conoscevo il finale".

Ssul femminicidio: "Certi maschi non hanno accettato l'emancipazione delle donne"

Il caso della Annibali torna prepotentemente di attualità in un momento in cui è forte il dibattito sul femminicidio. Un tema su cui si esprime anche l'attrice

Certi maschi sono ancora spiazzati, sbalorditi, non hanno metabolizzato gli effetti della emancipazione femminile e hanno bisogno di evolversi per potersi rimettere al passo con la donne.

"Una storia di non amore" è il sottotitolo non casuale della fiction interpretata dalla Capotondi, che sembra molto interessata alle figure femminili forti: sarà anche in "Di padre in figlia", una serie sull’emancipazione femminile dagli Anni sessanta a oggi. Nella vita privata, l'amore l'ha trovato in Andrea Pezzi, con cui è legata da dieci anni

È con lui che ho imparato a essere donna. Alcuni uomini profondamente risolti sono la strada di cui ognuna di noi avrebbe bisogno per conoscersi davvero. A volte, il complesso di superiorità femminile ci impedisce di riconoscerli e accoglierli ed è questa catena negativa che dobbiamo spezzare.