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Concerto per l’Emilia, sul brutto prevale la giusta causa

Il terremoto è cosa troppo recente perché non appaia sacrosanto tutto ciò che viene pronunciato dal palco del concerto. A volerlo guardare criticamente, il prodotto è televisivamente disorganico, in sostanza brutto. Ma tutto passa in secondo piano ed è giusto così.

Concerto per l'Emilia, sul brutto prevale la giusta causa.

Il concerto per l’Emilia di lunedì sera ha detto delle cose.  E’ un caso che lo abbia fatto, a dispetto dell’atmosfera che era, alla base, tipicamente retorica. Ma retorico è un aggettivo simile a populista, che si tinge di una vena negativa quando lo si cita, che però a guardarlo bene è semplicemente un aggettivo neutro. In una situazione come quella di questo concerto la retorica è la base e non c’è nulla che permetta di evitare l’apparente stucchevolezza di alcuni atteggiamenti, che rientrano nella sfera dei retorici, ma che in questo frangente si vestono di plausibilità. Il concerto di ieri sera la retorica non la elimina, tutt’al più la giustifica, la minimizza. E sono due cose ben diverse.

Dall’evento di ieri possiamo dedurre che manifestazioni come queste non sono assolutamente inutili, ma illumina di inutilità tutte quelle che vivono di riflesso, le manifestazioni simili, con gli stessi propositi, ma assolutamente superflui. L’evento di ieri sera è una conferma della validità del concetto di giusta causa. Televisivamente parlando, il concerto per l’Emilia è stato molto brutto, per l’approssimazione con cui è stato realizzato, i tempi brevissimi per la messa a punto, i tempi irregolari e confusi della diretta, l’inabilità di Fabrizio Frizzi, che sta simpatico a tutti, compreso al sottoscritto, ma che non è il collante giusto perché forse, in questo caso, di un collante non c’era necessità. Sarebbe andato tutto avanti da solo e il silenzio avrebbe impreziosito l’insieme. Francesco Guccini e Caterina Caselli non richiedevano sostegno.

Che verità ci conferma questo evento? Che la giusta causa giustifica l’approssimazione, e ieri di giusta causa ce n’era tanta, più dell’approssimazione stessa. Conferma, soprattutto, che la laboriosità, l’operosità, il talento naturale della regione colpita dal sisma, tutti questi elementi sono artefici insieme di un quantitativo di eccellenze nazionali che definire ragguardevole è poco. Vedere partecipare alla serata, uno dietro l’altro, gli elementi che si sono presentati sul palco ieri sera, conferisce la reale percezione che l’Emilia Romagna sia terra nobile al di sopra della media. Ieri c’è stata addirittura la percezione che non fosse un semplice luogo comune. Ma asserire che sia vero potrebbe apparire come il voler mettere questo terremoto al di sopra di altri per importanza. E sarebbe ingiusto. Si chiude con il leit motiv dei commenti comparsi su Twitter ieri sera: speriamo che serva a qualcosa.

E comunque, sperare, in fatto di terremoti, è un verbo inappropriato che va a braccetto con la noncuranza. E’ sperando che i terremoti non si verifichino che accadono le catastrofi.

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