Barbara, figlia di Gianni Boncompagni, ricorda insieme al Corriere della Sera quel padre straordinario che decise di crescere da solo tre figlie, le stesse per le quali ottenne l’affidamento dopo che la moglie svedese scappò insieme ad un altro uomo. Boncompagni non si separò mai da Barbara, Paola e Claudia, che decise di allevare da solo sebbene fosse all’inizio della sua lunga carriera televisiva. Quel legame non si è mai spezzato, tanto che la figlia minore ricorda ancora con il sorriso gli anni più felicemente complicati della sua infanzia

Quando i miei si separarono avevo un anno. Le mie sorelle, 3 e 6 anni. Papà era giovanissimo, all’inizio della carriera. Avrebbe potuto metterci in collegio o affidarci ai nonni paterni. Invece ha voluto occuparsi lui della nostra crescita, giorno per giorno.

Al centro di un ménage familiare diverso rispetto a quello canonico, soprattutto per quei tempi, Boncompagni riuscì a cavarsela facendo buon uso dell’immancabile ironia

Facevamo le donnine di casa. Quando avevo circa 12 anni, mi accorsi che la nostra governante rubava. Orgogliosa della scoperta, lo riferii a papà. E lui, che alla governante non poteva rinunciare data la situazione, mi rispose ridendo: “Bè è divertente, no? Una ladra in casa, un diversivo!” Se gli confidavo che il mio ragazzo mi aveva mollato, lui replicava “ne trovi un altro più carino”. Una filosofia leggera, mai banale, che attingeva a radici antiche, una saggezza contadina. Era un dissacratore, con tanta ironia. Non un educatore tradizionale. Non ci rimproverava mai, preferiva essere un esempio di comportamento. Non gli ho mai sentito dire cattiverie sui colleghi.

Il legame con Raffaella Carrà: “Come una mamma”.

Gianni Boncompagni con Raffaella Carràin foto: Gianni Boncompagni con Raffaella Carrà

A offrire supporto a quelle bambine prove di una figura materna fu Raffaella Carrà, altro grande amore di Boncompagni e un punto di riferimento per la piccola Barbara

Per noi è stata un po’ una mamma, quella che ci era mancata. Un forte legame con lei, che dura tuttora. Io le stavo sempre alle costole. Seguivo le prove dei suoi spettacoli. Assistevo ammirata al suo trucco e parrucco, la tallonavo quando andava in tournée… casa nostra era un laboratorio di idee.

“L’idea di diventare nonno lo atterriva”.

Barbara ricorda che per Boncompagni fare Non è la Rai rappresentò, tra le altre cose, un modo per non invecchiare. Padre della trasmissione che ha segnato la storia della tv commerciale, venne a patti difficilmente con l’età che avanzava inesorabilmente

Quella trasmissione affollata di ragazzine era, per papà, un modo di non voler invecchiare. Quando io rimasi incinta del mio primo figlio, Mattia, lui restò attonito: l’idea di diventare nonno lo atterriva, poi è stato un nonno amorevole e davvero speciale. Tanto speciale che una volta Mattia mi riferì indispettito: “Nonno si è mangiato tutta la mia Nutella!”. Abbiamo sempre vissuto vicini. Papà nell’appartamento al piano superiore, noi sotto. La sua camera da letto stava sopra a quella di Brando, il mio secondogenito. La mattina vedevo mio figlio sempre stanco. E lui un giorno sbuffa: “Nonno tutta la notte gioca alla playstation e fa casino!”.

Infine, il ricordo degli ultimi giorni prima della morte: “Tanta ironia. Non si parlava di morte, ha chiuso gli occhi serenamente. Papà sei stato pazzesco!”.